Quarta evasione per Taulant Toma, 41 anni, albanese, detenuto con un cumulo pene di circa 24 anni per furti, rapine e reati legati agli stupefacenti. Questa volta l’uomo è riuscito a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Milano Opera, ma non è nuovo a episodi simili: in passato era già evaso dai penitenziari di Parma, Terni e da uno in Belgio.
Secondo le prime ricostruzioni, Toma avrebbe segato una sbarra della cella con una lima recuperata in una delle aree lavoro dell’istituto, quindi si sarebbe calato all’esterno con una corda fatta di lenzuola annodate. Il muro di cinta, alto sei metri, non è riuscito a fermarlo. L’allarme è scattato solo alle 8 del mattino, durante il primo giro di controllo della polizia penitenziaria, quando la fuga era già compiuta da ore.
Sul territorio sono stati predisposti posti di blocco e controlli alle frontiere, ma non è escluso che l’uomo sia già riuscito ad allontanarsi dal Paese.
Il precedente più noto: la fuga da Terni nel 2009
La prima evasione di Toma risale al 2009 dal carcere di Sabbione, a Terni. All’epoca aveva 25 anni e riuscì a far perdere le proprie tracce per 74 giorni. Nonostante la massiccia caccia all’uomo — elicotteri, unità cinofile e indagini coordinate a livello nazionale — Toma continuò a muoversi indisturbato fino all’arresto in Lombardia. Durante la latitanza, si era perfino messo a capo di una banda specializzata in assalti in villa nell’hinterland milanese.
A Terni stava scontando una condanna per una rapina armata commessa due anni prima in una banca di Genova. Prima ancora aveva tentato la fuga dal carcere ligure ed era passato anche dalla casa circondariale di Perugia.
L’evasione in Belgio e il profilo da “professionista della fuga”
Dopo essere scappato da Parma, Toma era riuscito a raggiungere il Belgio, ma anche da lì evase: secondo i dossier investigativi, avrebbe persino preso in ostaggio una guardia per garantirsi la via d’uscita dal penitenziario di Liegi.
La sua capacità di adattamento e rapidità nelle fughe ha portato molti a paragonarlo ai casi emblematici di Vallanzasca o Graziano Mesina.
L’allarme della polizia penitenziaria
«Questo ennesimo episodio, unito al dramma quotidiano che si vive nelle prigioni italiane, certifica ulteriormente il fallimento delle politiche penitenziarie degli ultimi 25 anni», afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.
Il carcere di Opera, infatti, è tra quelli più colpiti dal sovraffollamento: 1.338 detenuti presenti a fronte di 918 posti regolamentari, con poco più di 500 agenti impiegati.
La fuga di Toma non solo riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulle condizioni delle carceri italiane, ma rilancia anche il tema della gestione dei detenuti ad alta pericolosità, già protagonisti in passato di evasioni clamorose.