Nucleare, scontro su hub di ricerca e mini centrale: “Terni non si candidi”

Alleanz Verdi Sinistra contesta la proposta del Comune citando studi economici e il voto popolare del 2011, quando il 95% dei ternani bocciò l'atomo

Il Comune di Terni rilancia l’idea di candidare Terni ad un hub di ricerca sul nucleare ed una mini-centrale di quarta generazione. L’assessore allo sviluppo economico Sergio Cardinali lo ha ribadito anche durante la recente giornata sull’hydrogen valley ma se n’era già parlato durante  la Giornata di Studio “Materiali per il nucleare: sfide e opportunità”.

E del resto su questo Palazzo Spada ha le idee ben chiare: “La proposta del Governo avanzata attraverso il decreto energia di tornare a rendere cogente per il nostro Paese una propensione verso una produzione energetica nucleare, è ritenuta particolarmente interessante dal nostro territorio, che in precedenza aveva già deciso di costituire un hub di ricerca e sviluppo sui vettori energetici sostenibili e recupero terre rare, che coinvolge centri di ricerca, università ed imprese e richiede la possibilità di un incontro preliminare con i ministeri di riferimento e il governo al fine di capire come il territorio può essere integrato in una rete interterritoriale e nazionale“.

AVS Terni si oppone alla candidatura della città. Il partito ha diffuso un documento in cui chiede provocatoriamente “perché farsi del male”, richiamando analisi economiche internazionali e la volontà popolare espressa nei  referendum.

Il rapporto IEEFA, le scorie e i referendum

La contestazione di AVS si basa sul rapporto pubblicato a maggio 2024 dall’IEEFA (Istituto Per L’Economia Energetica E L’Analisi Finanziaria), organismo indipendente dal settore industriale. Il documento si intitola “Piccoli reattori modulari (SMR) a fissione, ancora troppo costosi, troppo lenti e rischiosi”, una formula che il partito definisce ironicamente “una filastrocca di Natale, così è più semplice da imparare a memoria”.

Il rapporto evidenzia dati economici e ragioni per cui gli investimenti in questa tecnologia sarebbero poco sensati. Secondo le informazioni richiamate da AVS, i piccoli reattori modulari richiederebbero dai 10 ai 19 anni per raggiungere la piena operatività, “ma il problema energetico è adesso”, sottolinea il documento del partito.

AVS Terni contesta la definizione di energia verde per il nucleare, ricordando che “in Italia non è stato ancora individuato un sito sicuro per smaltire le scorie”. Il partito richiama inoltre i due referendum del 1987 e 2011, in cui gli italiani si espressero contro l’energia nucleare.

Nel referendum del 2011, nella Provincia di Terni circa 100mila elettori, “circa il 95% dei votanti”, si pronunciarono contro il nucleare. AVS evidenzia questo dato rivolgendosi “a chi fa della partecipazione popolare un elemento dirimente per la decisione politica”, sottolineando che “il popolo Italiano si è già negativamente espresso”.

Costi per cittadini e bollette invariate

Il partito ambientalista mette in guardia sui costi economici dell’operazione. “Chi pagherebbe questi mini reattori?”, chiede retoricamente AVS, rispondendo: “Noi, i nostri figli e nipoti, perché sforeranno tempi e costi, saranno inefficienti e procureranno ancora più intossicazione ambientale e nessuna garanzia per la riduzione dei costi delle bollette”.

Secondo un rapporto di Banca Italia del giugno 2025 citato dal partito, “il ritorno al nucleare in Italia non avrà un impatto significativo sul prezzo finale dell’elettricità”. I mini reattori verrebbero inseriti nelle spese strategiche per la “decarbonizzazione” e sicurezza “energetica”, con costi a carico della collettività.

Il collegamento con l’economia di guerra

AVS Terni inserisce il dibattito sul nucleare in un contesto più ampio, richiamando “il rilancio” del nucleare civile da quando “abbiamo deciso di investire in un’economia di guerra, di corsa agli armamenti”. Il documento cita testate nazionali come La Stampa e Il Sole 24 Ore, che avrebbero proposto “un ragionamento critico sul nucleare civile”.

Il partito evidenzia come molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, vedano “la rinascita dell’industria nucleare non solo in termini energetici, ma anche come elemento di sicurezza nazionale”, poiché il “know how acquisito con la ricerca e arricchimento di uranio hanno una doppia funzione”.

Alternative rinnovabili già disponibili

Secondo l’analisi IEEFA richiamata da AVS, l’investimento negli SMR “distoglierebbe risorse da tecnologie a zero emissioni di carbonio e a basso costo, come eolico, solare, idroelettrico, geotermico che sono già disponibili”. Il partito cita esempi virtuosi di Spagna, Germania e Olanda che stanno già investendo nelle rinnovabili. “Concentrarsi sul pratico sarebbe già visionario”, sostiene AVS.

Un ulteriore argomento riguarda l’autonomia energetica: “L’energia nucleare crea ancora dipendenza dalle multinazionali mentre le rinnovabili sono democratiche, ciascuno è proprietario della propria energia”, conclude il documento del partito ambientalista.

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3 mesi fa

Una volta tanto (unica) che Bandecchi fa qualcosa di buono…
Mai giudicare nel merito, mai!

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3 mesi fa

Povera Italia in mano ai comitati per il no….

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3 mesi fa

Nimby syndrome…

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3 mesi fa

Ma con i cartelli in mano sempre e solo disagiati???🤣🤣🤣

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3 mesi fa

E perché non dovrebbe candidarsi?

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3 mesi fa

Dovete parlare con il guru dello sviluppo economico, la sua prima idea era di regalare l’energia elettrica delle centrali idroelettriche del territorio all’AST, ignorando la proprietà, ora non ne parla più, ogni tanto una nuova, l’importante che si parli di progetti irrealizzabili, come il suo padrone.

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3 mesi fa

La trasformazione in Springfield è quasi ultimata

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3 mesi fa

Meglio tre inceneritori accesi vero ?

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3 mesi fa

Il niente. Parla x Bandecchi

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3 mesi fa

Ma quando vi estinguete sinistroidi di 💩
Rompete il caxxo per tutto.

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