Negli ultimi dodici mesi meno della metà della popolazione umbra ha effettuato acquisti online. È quanto emerge da un’elaborazione della Cgia di Mestre su dati Istat, che colloca l’Umbria all’ottavo posto nella classifica nazionale per diffusione dell’e-commerce. Secondo l’analisi, nel corso dell’ultimo anno sono stati 383mila gli umbri che hanno comprato in rete, pari al 44,9% della popolazione residente.
Il dato umbro si posiziona a oltre quattro punti di distanza dalla migliore performance registrata in Italia, quella della Provincia autonoma di Trento, ma risulta anche più di 17 punti superiore rispetto al valore più basso, attribuito alla Calabria. La fotografia restituita dalla Cgia evidenzia dunque un quadro intermedio: un utilizzo dell’e-commerce significativo, ma ancora lontano dai territori più dinamici.
A livello nazionale, la Cgia richiama anche i dati Eurostat riferiti al 2024, secondo cui il 53,6% degli italiani ha effettuato almeno un acquisto online. Il confronto con l’Umbria mostra quindi una regione sotto la media del Paese, nonostante la crescita progressiva del commercio elettronico.
Quanto alle categorie merceologiche più acquistate sul web, l’elaborazione individua come settore con la maggiore penetrazione abbigliamento, scarpe e accessori, seguito da articoli per la casa, mobili e giardinaggio, dai film e serie in streaming, dai servizi di trasporto e dai prodotti cosmetici. Ambiti nei quali il canale digitale continua a rafforzarsi grazie alla disponibilità di offerte, all’ampiezza di scelta e alla rapidità dei servizi.
Nonostante l’espansione del commercio online, la Cgia sottolinea che, in Italia, circa il 90% delle vendite al dettaglio continua a svolgersi presso le attività commerciali fisiche. Un elemento che, secondo l’analisi, mantiene un impatto rilevante sul sistema economico e sociale, con effetti sull’occupazione, sulla tenuta del tessuto urbano e sulla qualità della vita, soprattutto nei centri abitati.
Nella valutazione complessiva, viene evidenziato che i negozi tradizionali, pur attraversando una fase di difficoltà, restano il perno del commercio al dettaglio. La Cgia richiama anche le esperienze internazionali, secondo cui la presenza di un tessuto commerciale urbano solido e l’adozione di politiche pubbliche di sostegno possono favorire la resilienza del negozio di vicinato, riducendo il rischio di desertificazione commerciale nei quartieri e nei centri storici.