Terni, detenuti appiccano un incendio nel corridoio del carcere: intossicati 11 agenti

Emergenza nella casa circondariale umbra dopo i roghi appiccati da detenuti stranieri. Il SAPPE denuncia carenze strutturali e chiede interventi urgenti al nuovo Provveditorato

La sera del 21 gennaio 2026 la sezione isolamento del carcere di Terni è stata teatro di un doppio incendio doloso che ha causato l’intossicazione di 11 agenti della Polizia Penitenziaria e 7 detenuti. I roghi sono stati appiccati da detenuti stranieri in una struttura priva di aspiratori di emergenza e dispositivi di protezione adeguati. Il SAPPE Umbria (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) ha denunciato con forza quella che definisce una “tragedia annunciata”, frutto di anni di abbandono del sistema penitenziario regionale.

La dinamica dei fatti

Il primo incendio è stato innescato da due detenuti di origine marocchina che hanno dato fuoco a pezzi di carta lanciandoli nel corridoio, per poi incendiare un materasso. La sezione si è rapidamente riempita di denso fumo nero. Il personale di Polizia Penitenziaria, dotato di semplici mascherine chirurgiche in assenza di maschere antifumo, ha attivato gli idranti. Tre agenti si sono gettati nel fumo per mettere in sicurezza i detenuti rinchiusi nelle celle. Dopo circa un’ora necessaria per ripristinare l’ordine, quando la situazione sembrava normalizzata, un altro detenuto straniero della stessa sezione ha appiccato un secondo rogo. Solo la prontezza del personale ancora presente ha evitato conseguenze peggiori.

Il bilancio dell’emergenza

Il bilancio finale ha registrato 11 agenti refertati per intossicazione, di cui tre ricoverati al pronto soccorso con prognosi fino a 5 giorni, oltre a 7 detenuti intossicati. La maggior parte del personale era in servizio dalle 8 del mattino. Il sindacato evidenzia come l’esito potesse essere catastrofico, sottolineando la mancanza assoluta di dispositivi di sicurezza adeguati: nella sezione coinvolta non sono presenti aspiratori di fumo né maschere antifumo per mancanza di fondi, ma solo idranti ed estintori.

Una crisi sistemica annunciata

Il carcere di Terni presenta numeri allarmanti: 588 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 420 posti letto, con oltre 200 reclusi segnalati per problemi di ordine, sicurezza o disturbi psichiatrici. L’intero sistema penitenziario umbro, che comprende quattro istituti (Perugia, Terni, Spoleto, Città della Pieve), ospita oltre 1.600 detenuti superando ampiamente la capienza prevista.

Secondo il SAPPE, per anni l’Umbria è stata utilizzata come destinazione per il concentramento dei detenuti più problematici da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dell’ex Provveditorato di Firenze, al quale la regione era accorpata. “Questa politica ha portato all’arrivo di numerosi elementi critici, compresi soggetti con disturbi psichiatrici che dovrebbero essere ospitati nelle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), creando un mix esplosivo in strutture con carenze croniche di personale”, dicono.

Il nuovo Provveditorato e le richieste del sindacato

Ai primi di gennaio 2026 è stato ufficialmente attivato il nuovo Provveditorato dell’Umbria e delle Marche con sede a Perugia, una richiesta avanzata da anni dal sindacato e dalle istituzioni locali. Il Sottosegretario Andrea Delmastro ha dichiarato che questo deve segnare una “svolta” rispetto al passato, mentre la Presidente della Regione Stefania Proietti ha definito la situazione carceraria regionale “oggettivamente preoccupante”.

Il SAPPE Umbria ha presentato quattro richieste precise al nuovo organismo di governo: finanziamenti urgenti per installare aspiratori di fumo e fornire dispositivi di protezione individuale in tutte le sezioni a rischio; un piano di sfollamento immediato concordato con il DAP per ridurre il sovraffollamento e rivedere i criteri di assegnazione dei detenuti; rafforzamento degli organici con supporto psicologico per il personale coinvolto in eventi traumatici; chiarezza sui tempi del piano nazionale per nuove carceri, che prevede Perugia tra gli istituti da ampliare, richiedendo che anche Terni diventi priorità assoluta.

Il sindacato ha concluso sottolineando il coraggio dimostrato dagli agenti che hanno rischiato la vita senza strumenti adeguati. “Ma questa svolta promessa- concludono – deve concretizzarsi immediatamente nella sicurezza del personale e nella dignità del sistema penitenziario”

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