Il Partito Democratico di Terni è tornato ad alzare la voce contro le politiche del governo nazionale guidato da Giorgia Meloni, denunciando che le scelte dell’esecutivo mettono a rischio il futuro delle aree rurali appenniniche. A intervenire, con una nota congiunta, sono stati Jonathan Monti, coordinatore della segreteria provinciale, e Claudia Polli, responsabile aree interne, che hanno puntato il dito in particolare sul provvedimento firmato dal ministro Roberto Calderoli relativo alla revisione della classificazione dei comuni montani in Italia.
Secondo i due esponenti democratici, la misura proposta dal ministro per gli affari regionali e l’autonomia declassificherebbe centinaia di comuni che attualmente godono dello status di montagna, concentrando l’impatto soprattutto nelle regioni appenniniche, tra cui l’Umbria. Il criterio altimetrico su cui si baserebbe la nuova classificazione è al centro delle critiche: “Non si può misurare la ‘montagna’ solo con il righello delle quote altimetriche”, hanno scritto Monti e Polli, sottolineando che i borghi appenninici “affrontano identiche sfide per spopolamento, fragilità territoriale e costi elevati dei servizi”.
Una montagna di serie A e una di serie B
Il rischio concreto, secondo il Pd di Terni, è la creazione di un sistema a doppio binario in cui i comuni alpini continuerebbero a beneficiare di tutele e risorse, mentre quelli appenninici verrebbero progressivamente esclusi. Le conseguenze paventate sono significative: taglio drastico di risorse finanziarie, perdita di agevolazioni fiscali, riduzione delle opportunità di sviluppo economico e indebolimento dei servizi essenziali per cittadini e imprese.
La nota dem richiama anche una questione già sollevata in precedenza: quella dell’indebolimento delle politiche di sostegno alle aree interne, che il governo avrebbe esplicitamente definito in documenti ufficiali come destinate a un “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. Una formula che Monti e Polli definiscono “incredibile” proprio perché contenuta in atti istituzionali formali.
Il fronte delle regioni appenniniche
Il Pd provinciale di Terni ha espresso pieno sostegno all’azione avviata dall’assessora regionale Simona Meloni, che si è già mossa in coordinamento con le altre regioni appenniniche e con l’associazione dei Comuni per contrastare il provvedimento ministeriale. I due esponenti locali hanno sottolineato il carattere trasversale della battaglia, definendola “scevra da qualsiasi ideologia” e rivolta a tutelare tutti i territori coinvolti, indipendentemente dal colore politico delle rispettive amministrazioni.
In questa direzione, la federazione provinciale del Pd di Terni ha dichiarato di volersi schierare al fianco di tutti i sindaci interessati dalla misura, a prescindere dalla loro appartenenza partitica. La motivazione è esplicitamente territoriale ed economica: la salvaguardia del tessuto rurale viene indicata come una delle leve fondamentali per lo sviluppo dell’economia provinciale e per garantire la vivibilità dei piccoli comuni in termini di servizi e attrattività.
Sviluppo o declino controllato?
Il punto di frizione più netto con l’impostazione governativa riguarda la visione di fondo: mentre il governo sembrerebbe orientato verso una progressiva razionalizzazione delle aree montane meno popolate, il Pd ternano insiste nell’inquadrare i comuni appenninici come “risorse e preziosi presidi territoriali” da valorizzare, non da abbandonare. La misura del ministro Calderoli, secondo questa lettura, andrebbe “nella direzione opposta rispetto all’idea di sviluppo e rilancio delle aree interne”.
La questione della riclassificazione montana si inserisce in un dibattito più ampio sul destino delle aree marginali italiane, in cui le politiche nazionali per le aree interne — dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne alle risorse del PNRR — sono oggetto di crescente attenzione da parte degli enti locali e delle opposizioni politiche.