ll nuovo ospedale di Terni torna al centro del dibattito politico regionale. A sollevare la questione è Enrico Melasecche, capogruppo della Lega Umbria, che denuncia l’immobilismo della giunta a guida AVs e M5s e mette in guardia sulla progressiva erosione della fattibilità economica dell’opera. Il nodo centrale riguarda l’aggiornamento del prezzario regionale, aumentato del 5% medio per decisione dell’assessore De Rebotti, che ha un impatto diretto e immediato sul costo stimato della struttura ospedaliera.
L’aumento dei costi e la forbice con i finanziamenti
L’annuncio dell’assessore De Rebotti sull’incremento del prezzario regionale del 5% medio porta il costo stimato del nuovo ospedale di Terni da 600 a 630 milioni di euro, con un aggravio di 30 milioni rispetto alle stime precedenti. Il dato diventa ancora più critico se rapportato alle risorse disponibili: i finanziamenti statali annui destinati all’intera Umbria per opere di questo tipo ammontano a circa 5 milioni di euro, corrispondenti all’1,50% circa del budget nazionale.
Ne deriva una forbice strutturale destinata ad allargarsi anno dopo anno: ogni incremento inflazionistico supera ampiamente la quota di nuovi finanziamenti disponibili, rendendo il progetto progressivamente meno sostenibile senza una decisione operativa immediata. Secondo Melasecche, “più anni si fanno trascorrere senza contrattualizzare” e “più questa sorta di Fata Morgana allontana nei decenni la cantierizzazione dell’ospedale”.
Le accuse a De Rebotti: confronti distorti e cifre fuorvianti
Al centro delle critiche di Melasecche c’è il metodo utilizzato dall’assessore per presentare i dati al pubblico. In particolare, il capogruppo leghista contesta il confronto tra le diverse ipotesi progettuali, accusando De Rebotti di citare, per le ipotesi di delocalizzazione dello studio Binini, solo i costi di costruzione della struttura, mentre per il project financing include anche tutte le spese operative dei 25 anni contrattuali: pasti, pulizie, manutenzioni, riscaldamento, raffreddamento ed energia elettrica.
A ciò si aggiunge, sempre secondo Melasecche, la mancata attualizzazione delle rate annuali nei calcoli relativi al project, con il risultato di gonfiare artificialmente la cifra complessiva fino ai 2,3 miliardi presentati all’opinione pubblica. “La verità è che si sta attuando una strategia di distrazione di massa”, dichiara il capogruppo, invitando De Rebotti a un confronto pubblico sul tema e rivendicando una competenza specifica in materia di matematica finanziaria e urbanistica.
Il ritardo della giunta e l’incarico allo studio di Reggio Emilia
A quasi un anno e mezzo dalle ultime elezioni regionali, la presidenza Proietti non ha ancora definito un cronoprogramma per la realizzazione del nuovo nosocomio. Melasecche riferisce che occorrerà attendere almeno la fine del 2026 per ottenere dalla presidente una prima indicazione concreta sull’iter da seguire. Una tempistica giudicata inaccettabile, considerato che si tratterebbe dei primi due anni di legislatura spesi senza decisioni operative.
L’opposizione punta il dito anche sull'”assegnazione ben poco rituale dell’incarico allo studio di Reggio Emilia“, ritenuta una delle cause dell’impasse attuale, e denuncia la mancanza di risposta a un’interrogazione formale avanzata dallo stesso Melasecche, con la quale si chiedevano “proiezioni anche se parametriche ma almeno orientative dei costi delle ipotesi Binini”.
La gestione del vecchio ospedale e i costi crescenti
Sul fronte operativo, Melasecche segnala anche l’aumento progressivo dei costi di gestione dell’attuale ospedale di Terni, comprensivi dei servizi non sanitari, che rendono “sempre più asfittica la gestione dell’attuale nosocomio”. Un ulteriore elemento che, secondo la Lega, dovrebbe spingere la maggioranza regionale ad accelerare i tempi invece di moltiplicare le incertezze.