Enrico Melasecche, capogruppo della Lega in Regione Umbria, ha rinnovato pubblicamente le proprie accuse nei confronti della gestione sanitaria regionale, denunciando la mancata presa in carico delle prescrizioni mediche come una pratica consolidata e non come un episodio isolato. La questione, già sollevata con un’interrogazione formale presentata a gennaio alla presidente Stefania Proietti, torna al centro del dibattito politico dopo verifiche dirette condotte dallo stesso consigliere presso alcune farmacie umbre.
Il punto di partenza della vicenda risale all’inchiesta della trasmissione televisiva Report, che aveva documentato a livello nazionale il fenomeno del respingimento delle prescrizioni mediche da parte delle strutture sanitarie regionali. Numerosi cittadini umbri avevano segnalato a Melasecche situazioni analoghe sul territorio, spingendolo ad avviare un iter istituzionale formale.
La risposta della presidente Proietti e il controllo sul campo
Di fronte all’interrogazione presentata in gennaio, la presidente Proietti aveva inizialmente smentito categoricamente il fenomeno attraverso un comunicato stampa ufficiale. Successivamente, in sede di consiglio regionale, aveva in parte corretto la propria posizione, ammettendo che eventuali irregolarità potessero essere ricondotte a disfunzioni del sistema, escludendone dunque il carattere sistematico.
Melasecche non ha ritenuto sufficienti tali spiegazioni e ha condotto autonomamente verifiche presso varie farmacie della regione. L’esito, secondo quanto riferito dal capogruppo leghista, ha confermato che, a distanza di settimane dalle smentite ufficiali, i pazienti continuano a essere costretti a recarsi più volte presso le strutture per ottenere non la prestazione sanitaria, ma la semplice presa in carico della richiesta, regolarmente prescritta dal medico di famiglia.
L’impatto sulle liste di attesa e la deriva verso il privato
La denuncia di Melasecche investe anche il tema della trasparenza dei dati sulle liste di attesa. Secondo il consigliere, la mancata registrazione di migliaia di casi di prescrizioni non prese in carico produce una distorsione sistematica delle statistiche ufficiali, rendendo i tempi di attesa apparentemente più contenuti di quanto non siano nella realtà. In altri termini, i pazienti che non riescono neppure a prenotare una prestazione non vengono conteggiati nelle liste ufficiali, con il risultato di falsare il quadro complessivo della situazione sanitaria regionale.
Un ulteriore elemento evidenziato dal capogruppo riguarda le conseguenze pratiche di questa prassi: i cittadini, impossibilitati ad accedere tempestivamente alle cure tramite il Servizio Sanitario Regionale, si vedono di fatto indirizzati verso strutture private. Melasecche ha definito questo meccanismo contraddittorio rispetto alla retorica della difesa della sanità pubblica, sottolineando che tali dinamiche si verificano a oltre un anno dall’insediamento dell’attuale amministrazione regionale.
La richiesta di intervento alle autorità competenti
Il consigliere regionale ha concluso la propria dichiarazione auspicando un intervento diretto delle autorità competenti per accertare eventuali responsabilità, qualificando il comportamento denunciato come illegale e richiamando il principio di trasparenza come elemento fondante del rapporto tra amministratori e cittadini in un sistema democratico.
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Vista la totale incapacità di gestire la sanità ha livello regionale deve intervenire il governo centrale e inviare un commissario.
Ma lo hai detto anche quando governavano la Tesei e Melasecche o lo dici solo ora?