Assessore Altamura, quando ha assunto l’incarico di Assessore all’Università, che quadro ha trovato?
Quando sono arrivata in giunta, la situazione era drammaticamente bloccata: contratti scaduti da anni, sedi universitarie mal gestite, progetti rimasti sulla carta. Ma soprattutto, mancavano una visione strategica e una vera volontà operativa. Non provenendo dalla politica ma dal mondo dell’istruzione, ho sentito da subito l’urgenza di costruire qualcosa di concreto. Non bastavano più le buone intenzioni.
Da dove è partita?
Dal dialogo. Ho scelto di aprire un confronto diretto, continuo e costruttivo con l’Università degli Studi di Perugia. Il mio primo obiettivo era riportare l’università al centro della città – non solo in senso fisico, ma come parte viva della comunità. Sono convinta che un’università forte possa essere il motore della rinascita economica, sociale e culturale di Terni.
Può fare qualche esempio concreto di questo impegno?
Certo. Uno dei progetti principali è il trasferimento della Facoltà di Economia dal quartiere di San Valentino al Centro Multimediale. Un cambiamento logistico, certo, ma anche simbolico: significa riportare gli studenti al centro, in connessione con la città e i suoi servizi. Abbiamo già fatto i sopralluoghi, definito gli spazi e i passaggi tecnici: ora serve completare l’iter con determinazione.
Ha parlato anche di uno “studentato diffuso”: cosa intende?
È un progetto ambizioso di coabitazione universitaria nel centro storico. Stiamo lavorando sul recupero di immobili comunali – come l’ex Foresteria – da destinare a spazi studio, aule, biblioteca. Insieme al Ministero e alla Regione, stiamo cercando fondi per il cohousing. È un modo per integrare gli studenti nel tessuto urbano e combattere lo spopolamento del centro.
Qual è stato il ruolo degli studenti nel suo percorso?
Fondamentale. Ascoltandoli ho capito che non basta un’aula ben attrezzata: serve una città che li accolga, li coinvolga, li renda protagonisti. Per questo ho sostenuto con forza il Terni Festival, che oggi rappresenta un modello di connessione tra università e territorio, esteso anche agli studenti di Narni, Amelia e Spoleto. I risultati si vedono: le iscrizioni ai corsi stanno lentamente riprendendo a crescere.
Ha introdotto anche innovazioni nell’offerta formativa?
Insieme al Presidente della Facoltà di Economia abbiamo orientato l’offerta formativa verso i temi della sostenibilità e dell’inclusione. Tra le proposte, l’attivazione di un corso in Scienze Motorie, nata in collaborazione con il Magnifico Rettore, a cui ho contribuito sostenendo con convinzione una specializzazione con curvatura paralimpica, coerente con la forte vocazione sportiva di Terni, già riconosciuta a livello nazionale in numerose discipline.
Ci sono progetti anche sul fronte della ricerca?
Assolutamente. Uno dei più importanti è la creazione di un centro di ricerca sul rischio idrogeologico, in collaborazione con l’università. Abbiamo già individuato una sede ristrutturata grazie al Piano Periferie. Un centro così, unico nel Centro Italia, sarebbe un presidio scientifico e un volano di sviluppo per l’intero territorio.
Quanto è importante il lavoro di squadra?
Essenziale. Nessuno può raggiungere questi obiettivi da solo. Sto costruendo sinergie con altri assessori, con l’università, la Regione, gli stakeholder locali, i dirigenti scolastici e, naturalmente, gli studenti. Con il nuovo Rettore ho trovato grande disponibilità e voglia di continuità. E ora abbiamo anche 17 milioni di euro regionali da utilizzare al meglio: è una grande responsabilità, ma anche una grande opportunità.
Qual è la sua visione per l’università a Terni?
Terni può diventare un hub universitario vero, attrattivo, riconoscibile. Ha una posizione strategica tra Roma, Firenze e Perugia, una qualità della vita elevata, un tessuto sociale vivace. Ma serve una visione unitaria: basta sedi sparse e scollegate. Dobbiamo costruire un’identità forte, un’anima universitaria che dia agli studenti la percezione di aver fatto una scelta di valore, non un ripiego.
In sintesi, qual è il messaggio che vuole lanciare alla città?
Che l’università non è un lusso, ma una necessità per il futuro di Terni. E che il coinvolgimento della comunità è imprescindibile. Se i cittadini tornano a credere nel progetto, allora sarà davvero possibile renderla una parte essenziale della nostra identità. Io ce la sto mettendo tutta per farlo accadere. Perché Terni merita un’università forte, viva, presente.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.