Cristiana Pegoraro, quando il pianoforte diventa ambasciatore di bellezza, cultura e pace

Ci sono anime che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta ascoltarle. Cristiana Pegoraro è una di quelle anime.

Cristiana Pegoraro

Le sue mani, quando incontrano il pianoforte, sembrano conoscere una lingua antica, fatta di silenzi, respiri e meraviglia. Ogni tasto diventa un piccolo frammento di luce, ogni nota una carezza capace di raggiungere luoghi invisibili del cuore.

La sua musica non attraversa soltanto l’aria: attraversa le persone.

Entra nelle stanze della memoria, sfiora ciò che abbiamo dimenticato, risveglia emozioni che credevamo perdute. E mentre le sue dita disegnano melodie, il pianoforte sembra smettere di essere uno strumento per diventare una voce, un’anima, un ponte sospeso tra cielo e terra.

Cristiana non suona semplicemente la musica. La ascolta dentro di sé, la accoglie e poi la restituisce al mondo.

È lì che accade la magia.

Tra un respiro e una nota, tra una pausa e un accordo, nasce qualcosa che non si può spiegare: la bellezza nella sua forma più pura.

E forse è proprio questo il dono più grande di un Artista: ricordarci, attraverso ciò che crea, che esiste ancora qualcosa capace di unirci.

La Pegoraro lo fa con eleganza, con sensibilità, con quella luce discreta che appartiene alle persone che non hanno bisogno di imporsi per lasciare un segno.

Perché alcune persone attraversano il mondo.

Altre, invece, lasciano nel mondo una musica che continua a camminare anche quando loro hanno già posato le mani sui tasti.

E quella musica, lentamente, diventa memoria.

Diventa emozione.

Diventa luce.

La sua è una storia cominciata prestissimo. A soli sedici anni consegue il diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Terni, sua città natale, con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Un talento precoce che negli anni successivi si perfeziona con grandi maestri della scena internazionale: Jörg Demus a Vienna, Hans Leygraf al Mozarteum di Salisburgo e alla Hochschule der Künste di Berlino, fino agli studi con Nina Svetlanova alla Manhattan School of Music di New York. Durante la formazione partecipa inoltre a masterclass con Vlado Perlemuter e Guido Agosti.

La tecnica si accompagna immediatamente a una personalità interpretativa riconoscibile. I primi premi ottenuti in numerosi concorsi internazionali aprono la strada a una carriera che la condurrà in Europa, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Medio Oriente, in Asia e in Australia.

A Praga riceve il riconoscimento di “Il Migliore dell’Anno per la Musica Classica”, assegnato per il naturale talento, la personalità, la magistralità del fraseggio e la maturità espressiva. Al debutto al Lincoln Center di New York arriva anche l’importante consacrazione della critica internazionale: il New York Times la definisce un’artista del più alto calibro.

Da quel momento il suo pianoforte entra in alcuni dei luoghi più prestigiosi della cultura e della musica mondiale: dal Lincoln Center alla Carnegie Hall, dalle Nazioni Unite al Museo Guggenheim di New York, dall’Opera House di Sydney al Festspielhaus di Salisburgo, dal Musikverein di Vienna al Royal College of Music di Londra, fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla Sala Verdi di Milano e a numerosi teatri e festival internazionali.

Un percorso che non si è limitato all’attività solistica. Cristiana Pegoraro ha collaborato con importanti orchestre internazionali e italiane, portando la propria sensibilità interpretativa all’interno di prestigiose realtà musicali. Ha inoltre suonato con la Banda della Marina Militare e con la Banda dell’Arma dei Carabinieri, esibendosi davanti a migliaia di spettatori.

Particolarmente significativo il concerto tenuto a New York con la Banda della Marina Militare a bordo dell’Intrepid in occasione delle celebrazioni del Columbus Day, alla presenza dell’allora sindaco Michael Bloomberg.

La sua carriera contiene anche numerosi primati. Durante le tournée nei Paesi del Golfo è stata la prima donna italiana a tenere concerti di musica classica in Bahrain, Yemen e Oman. È stata inoltre la prima donna italiana a eseguire integralmente in concerto le 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven e figura tra i pochi pianisti al mondo ad aver affrontato in un’unica giornata i cinque Concerti per pianoforte e orchestra del compositore tedesco.

Ma definire Cristiana Pegoraro soltanto attraverso Beethoven o il grande repertorio classico sarebbe riduttivo. Nel suo percorso artistico convivono infatti linguaggi, culture e tradizioni differenti. La critica internazionale l’ha annoverata tra le interpreti di riferimento della musica cubana e sudamericana. Ha eseguito in prima assoluta per il pubblico europeo opere di compositori come Astor Piazzolla, Joaquín Nin ed Ernesto Lecuona, trascritto per pianoforte alcuni dei più celebri tanghi di Piazzolla e composto una propria Fantasia su danze cubane di Lecuona.

La sua curiosità artistica l’ha portata anche a dialogare con il teatro, la letteratura, il cinema e la divulgazione culturale. Ha realizzato spettacoli teatrali e musicali insieme ad attori del calibro di Sebastiano Somma, Enzo De Caro, Giulio Scarpati, Edoardo Siravo, Maria Rosaria Omaggio, Tiziana Foschi, Sergio Basile e Debora Caprioglio, oltre che con il giornalista e scrittore Corrado Augias.

Nel dicembre 2021 ha inoltre partecipato all’inaugurazione della mostra dedicata ad Antonio Canova al MART di Rovereto, esibendosi accanto al critico d’arte Vittorio Sgarbi.

La sua discografia racconta un altro capitolo importante di questa intensa attività: sono 34 i CD incisi per diverse prestigiose etichette. Tra questi, Astor Piazzolla Tangos, pubblicato nel 2016, ha ottenuto la medaglia d’oro ai Global Music Awards in due categorie, Best Album e Best Instrumental.

Anche la critica discografica internazionale ha riconosciuto la qualità delle sue interpretazioni. Gramophone Magazine, recensendo Lecuona Piano Works – Vol. 2, ha sottolineato la brillantezza e la raffinatezza della sua esecuzione, mentre Fanfare Magazine l’ha descritta come un’artista dalle molteplici sfaccettature, capace di ricercare nella propria vita e nelle proprie performance passione e ispirazione.

Il suo nome è inoltre legato a numerose produzioni televisive e radiofoniche trasmesse da RAI, Mediaset, Radio Vaticana, BBC, ARD, RTP, WQXR New York, Nine Network Australia e CBC Japan. È stata ospite di programmi come Porta a Porta, condotto da Bruno Vespa, Sottovoce con Gigi Marzullo e Vivere Meglio con Fabrizio Trecca.

La divulgazione musicale rappresenta infatti una parte essenziale della sua missione artistica. Per Oltretutto Radio ha ideato e realizzato con Anna Crecco La magia del pianoforte, programma dedicato alle biografie dei grandi compositori e accompagnato dalle sue esecuzioni.

E proprio la musica, nelle sue mani, diventa anche linguaggio diplomatico.

Cristiana Pegoraro ha suonato davanti a importanti autorità istituzionali e diplomatiche, tra cui i Presidenti della Repubblica Sergio Mattarella e Carlo Azeglio Ciampi, rappresentanti delle Nazioni Unite, autorità statunitensi e personalità istituzionali italiane e internazionali.

Nel 2008, unica rappresentante europea nell’ambito dello Spring Festival, si è esibita nella Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York davanti ad ambasciatori e diplomatici provenienti da 193 Paesi.

Un rapporto con l’ONU che è proseguito negli anni. Il 18 novembre 2025 ha nuovamente suonato alle Nazioni Unite in occasione dell’evento organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia dedicato alla Risoluzione sulla Tregua Olimpica per Milano-Cortina 2026, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU. Un appuntamento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’Ambasciatore Maurizio Massari, di Bjørg Sandkjær, di Giovanni Malagò e di Kirsty Coventry.

Con il coro e l’orchestra delle Nazioni Unite ha inoltre realizzato due concerti sold-out alla Carnegie Hall di New York.

La sua attività internazionale si intreccia costantemente con la promozione dell’identità culturale italiana. Invitata dal Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con Ambasciate e Istituti Italiani di Cultura, Pegoraro rappresenta l’Italia attraverso la musica e la sua capacità di raccontare, senza bisogno di traduzioni, la profondità della cultura del nostro Paese. Nel novembre 2024 si è esibita all’Ambasciata d’Italia a Washington.

Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente significativa la sua esperienza: la capacità di mettere l’arte al servizio dell’essere umano.

Pegoraro sostiene diverse organizzazioni impegnate sul fronte umanitario, tra cui UNICEF, di cui è testimonial, Amnesty International, World Food Programme, Emergency, Lions Clubs International e Rotary International.

Dal 2021 collabora inoltre con il Gemelli Art e con l’Associazione Romanini al progetto Art4ART, iniziativa che porta contenuti artistici tematici ai pazienti sottoposti a trattamenti oncologici, con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare emozioni difficili, stress e paure e favorire una partecipazione più consapevole alle terapie.

È qui che la musica sembra recuperare la sua dimensione più autentica: non soltanto spettacolo, ma presenza; non soltanto perfezione tecnica, ma possibilità di accompagnare l’essere umano nei momenti più delicati.

Parallelamente all’attività pianistica, Cristiana Pegoraro ha sviluppato negli anni una significativa produzione compositiva. Ha pubblicato sei album contenenti sue composizioni originali: A Musical Journey, Ithaka, La mia Umbria, Volo di note, Piano di volo e Colors of Love.

Alcune delle sue composizioni sono state utilizzate per film e documentari. Tra queste figura la colonna sonora del video Per chi suona la sirena, prodotto dall’Ufficio del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per bambini e conflitti armati e presentato all’ONU l’11 settembre 2004, in memoria delle vittime degli attentati terroristici.

Ha inoltre composto la colonna sonora del documentario La casa dell’orologio di Gianni Torres.

Nel 2021 è arrivato anche RAIN, videoclip con musica originale realizzato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite. Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’ONU ed è stato inserito nella gallery ufficiale dell’Organizzazione.

La creatività di Pegoraro non si esaurisce nella musica. È autrice del libro di poesie Ithaka, vincitore del primo premio al concorso nazionale Logo D’Oro, e di una collana di favole per bambini ispirate alle opere liriche italiane. Le sue poesie sono state pubblicate nell’antologia Poeti Umbri Contemporanei e, dal 2020, nell’edizione annuale de Il Corniolano dedicata alla Giornata Mondiale della Poesia promossa dall’UNESCO.

Anche l’insegnamento occupa un posto centrale nella sua attività. Pegoraro è regolarmente invitata a tenere masterclass presso la Juilliard School di New York e in università e college di Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Asia e Australia. Durante l’anno insegna nei suoi studi privati di Roma e New York, mentre in estate è docente presso il Narnia Festival – Campus Internazionale di Alto Perfezionamento Artistico a Narni.

Cristiana Pegoraro

Da anni porta inoltre nelle scuole di diversi Paesi programmi di avvicinamento alla musica classica e percorsi di storia ed estetica musicale rivolti a tutte le fasce d’età.

Il legame con l’Umbria resta però una delle coordinate più profonde della sua identità.

Dal 2011 è Presidente di Narnia Arts Academy e Direttore Artistico del Narnia Festival, realtà che ha contribuito a far conoscere Narni e il territorio umbro attraverso una programmazione artistica di respiro internazionale. Le istituzioni sono state insignite per nove volte della medaglia del Presidente della Repubblica per meriti artistici.

Il suo impegno organizzativo si estende anche alla responsabilità delle selezioni nazionali dal vivo per sanremoJunior in Italia e negli Stati Uniti.

Cristiana Pegoraro è inoltre testimonial della campagna di promozione turistica dell’Umbria nel mondo e Ambasciatrice di San Valentino nel mondo, un riconoscimento particolarmente significativo per una donna che ha fatto dell’arte e della cultura strumenti di incontro.

Sono oltre cinquanta i riconoscimenti internazionali ricevuti nel corso della sua carriera. Tra questi figurano il World Peace Award del Circolo Culturale Italiano delle Nazioni Unite di New York, la Mela d’oro – Premio Bellisario della Fondazione Marisa Bellisario, il Melvin Jones Fellow Award della Lions Clubs International Foundation, il Premio Simpatia, ricevuto in Campidoglio nella sezione Musica insieme a Riccardo Cocciante e Mogol, il Premio Semplicemente Donna al Senato della Repubblica, il Champion Piano Virtuoso Award dell’Italian Design Week di Washington, il Premio Margherita Hack di Spoleto Arte, il riconoscimento Donna ILICA 2010, il Premio Fabrizio Frizzi della Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti Onlus come Ambasciatrice della cultura e della musica italiana nel mondo e il titolo di Ambasciatrice di San Valentino nel mondo.

A testimoniare quanto la sua straordinaria figura abbia oltrepassato i confini italiani è anche una particolare iniziativa della Contea di Westchester, nello Stato di New York, che ha istituito una giornata a lei dedicata: il 28 marzo è il Cristiana Pegoraro Day, come stabilito dalla proclamazione ufficiale del Consiglio legislativo della Contea.

Una consacrazione che non parla soltanto di una pianista di talento, ma di una donna che negli anni ha saputo costruire un’identità artistica capace di muoversi tra grandi sale da concerto, istituzioni internazionali, università, festival, scuole e progetti umanitari.

Cristiana Pegoraro sembra ricordarci che la musica non conosce confini perché nasce prima delle parole. Può attraversare una frontiera, entrare in una sala diplomatica, raggiungere un bambino, accompagnare una persona fragile, raccontare una terra o restituire memoria a una comunità.

Il pianoforte, nelle sue mani, non è soltanto uno strumento musicale.

È una voce.

Una voce che dall’Umbria ha imparato a parlare al mondo e che dal mondo continua a tornare in Umbria, portando con sé storie, culture, emozioni e quella particolare forma di bellezza che soltanto l’arte autentica riesce a trasformare in patrimonio condiviso.

Perché, in fondo, la grandezza di un artista non si misura soltanto dal numero dei palcoscenici conquistati, ma dalla capacità di lasciare qualcosa nell’animo di chi ascolta.

E Cristiana Pegoraro, attraverso il suo pianoforte, continua da anni a farlo: trasformando le note in ponti e la musica in un messaggio universale di cultura, umanità e pace.

Cristiana Pegoraro

Cristiana Pegoraro: «la musica è un linguaggio che arriva dove le parole non riescono»

Ci sono incontri che nascono dalle parole e altri che nascono dal silenzio. La musica appartiene a questi ultimi: prima ancora di essere ascoltata, viene percepita. È un linguaggio capace di attraversare confini, culture, distanze e persino il tempo.

Conoscere Cristiana Pegoraro significa entrare in questo universo. Pianista e compositrice di fama internazionale, artista umbra che ha portato il proprio talento sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, dalle grandi sale da concerto alle Nazioni Unite, Cristiana ha fatto della musica non soltanto una professione, ma una forma di conoscenza e di dialogo.

In questa intervista racconta il rapporto con il pianoforte, il significato dell’arte, il legame con l’Umbria, l’incontro con il mondo e quella dimensione più profonda nella quale una nota può diventare memoria, emozione e speranza.

Lei ha iniziato prestissimo il suo percorso musicale, arrivando al diploma in pianoforte a soli sedici anni. Che cosa rappresentava allora il pianoforte per quella ragazza così giovane e che cosa rappresenta oggi per la donna e l’artista che è diventata?

Quando ero ragazza, il pianoforte rappresentava soprattutto un mondo da scoprire. Era una porta che mi permetteva di entrare in una dimensione diversa, fatta di emozioni, immagini e possibilità. Oggi lo considero ancora una porta, ma forse ho imparato che non conduce soltanto verso la musica: conduce verso noi stessi. Ogni volta che mi siedo davanti al pianoforte incontro una parte di me che magari non conoscevo ancora. La musica cambia con noi, perché cambiamo noi. Una stessa pagina può raccontarci qualcosa di completamente diverso a distanza di anni. Credo che questo sia uno dei miracoli più grandi dell’arte: non cambia necessariamente l’opera, ma cambia lo sguardo con cui la ascoltiamo.

Lei ha suonato nei più importanti teatri e in luoghi simbolici come le Nazioni Unite. Che cosa prova quando comprende che quelle note partite dall’Umbria stanno arrivando dall’altra parte del mondo?

Provo innanzitutto gratitudine. Sono nata e cresciuta in Umbria e sento profondamente le mie radici. Quando suono lontano dall’Italia porto con me una parte di questa terra, dei suoi paesaggi, della sua storia, della sua spiritualità. Credo che ogni artista porti dentro di sé il luogo da cui proviene. Anche quando viaggia lontano, non parte mai completamente solo. Porta con sé la propria memoria. E forse è proprio questo che rende l’arte universale: partire da qualcosa di profondamente personale per arrivare a qualcosa che appartiene a tutti.

Ha avuto l’opportunità di esibirsi davanti a diplomatici e rappresentanti di moltissimi Paesi. Può davvero la musica contribuire alla costruzione della pace?

Ne sono profondamente convinta. La musica non chiede un passaporto, non domanda quale lingua parliamo, quale religione professiamo o da quale parte del mondo proveniamo. Quando ascoltiamo una musica, siamo semplicemente esseri umani che provano un’emozione. È difficile costruire muri mentre si ascolta qualcosa che riesce a parlare direttamente al cuore. La musica non può risolvere da sola i conflitti del mondo, ma può ricordarci che prima delle differenze esiste una cosa che ci accomuna: la nostra umanità. E forse ogni percorso di pace dovrebbe partire proprio da lì.

Nel suo percorso ha affrontato anche imprese artistiche straordinarie, come l’esecuzione integrale delle 32 Sonate di Beethoven e dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, in un’unica giornata. Che cosa significa, per un’artista, confrontarsi con una sfida tanto grande?

Una sfida artistica non è mai soltanto una prova di resistenza o di tecnica. È soprattutto un viaggio interiore. Quando affrontiamo un’opera come quelle di Beethoven dobbiamo essere disposti ad ascoltare ciò che quella musica ha ancora da dirci. Beethoven ha attraversato la sofferenza, la solitudine, la sordità e le difficoltà della vita, trasformandole in una forza creativa straordinaria. Questo ci insegna che anche ciò che sembra una ferita può diventare una forma di bellezza. La difficoltà, se affrontata con coraggio, può trasformarsi in una porta verso qualcosa di nuovo.

Lei è anche compositrice. Qual è la differenza tra interpretare una musica scritta da qualcun altro e dare vita a una musica che nasce direttamente dalla propria interiorità?

Interpretare significa entrare nella casa di qualcun altro con rispetto, cercando di comprenderne ogni stanza, ogni luce e ogni ombra. Comporre significa invece costruire quella casa. È un processo molto intimo. Quando componiamo, spesso mettiamo sulla pagina emozioni che non riusciremmo a spiegare con le parole. Una melodia può nascere da un ricordo, da un paesaggio, da una persona, da un dolore o semplicemente da un momento di felicità. La composizione è una forma di ascolto interiore. Prima ancora di scrivere una nota, bisogna imparare ad ascoltare il silenzio.

Tra le Sue composizioni c’è La mia Umbria. Quanto della Sua terra vive nella Sua musica?

L’Umbria vive profondamente nella mia musica, anche quando non la nomino. È nei colori, nei silenzi, nella luce, nei paesaggi, nelle pietre antiche, nei borghi e nella spiritualità che caratterizza questa terra. È una regione che insegna il valore della lentezza e dell’ascolto. Viviamo in un’epoca nella quale tutto corre, mentre l’Umbria sembra ricordarci che alcune cose hanno bisogno di tempo per maturare. Anche la musica è così: non possiamo pretendere che un’emozione profonda nasca dalla fretta. Ha bisogno di respiro, di attenzione e di tempo.

Da anni affianca all’attività concertistica quella didattica. Che cosa vorrebbe lasciare a un giovane che si avvicina oggi alla musica?

Vorrei innanzitutto insegnargli a non avere paura di essere se stesso. La tecnica è fondamentale, ma non è sufficiente. Un grande musicista deve avere qualcosa da dire. E per avere qualcosa da dire bisogna vivere, leggere, osservare, conoscere, sbagliare, amare, soffrire, meravigliarsi. Ai giovani direi di non inseguire soltanto il successo, perché il successo è una conseguenza e non dovrebbe diventare l’obiettivo. Cercate invece di diventare persone complete. Se dentro di voi ci sarà qualcosa di autentico, prima o poi troverà la strada per arrivare agli altri.

Il Suo impegno attraverso Art4ART dimostra che considera l’arte anche uno strumento di vicinanza verso chi attraversa momenti difficili. Quanto può essere importante la bellezza nei momenti di fragilità?

La bellezza non cancella il dolore, ma può aiutarci ad attraversarlo. Quando una persona è fragile, non sempre ha bisogno di parole. A volte ha bisogno semplicemente di sentirsi accompagnata. L’arte può fare proprio questo: può creare uno spazio nel quale la paura, almeno per un momento, lascia posto a qualcosa di diverso. Una musica può riportare un ricordo, accendere un’immagine, regalare un respiro. Non credo che l’arte debba avere la presunzione di guarire tutto, ma credo che possa contribuire a restituire dignità, speranza e umanità a chi sta vivendo una prova.

Lei ha ricevuto più di cinquanta riconoscimenti internazionali e ha raggiunto traguardi che molti artisti possono soltanto sognare. Se dovesse però togliere per un momento premi, palcoscenici e titoli, che cosa rimarrebbe di Cristiana Pegoraro?

Rimane una donna che continua a meravigliarsi davanti a una nota, a un tramonto, a un incontro, a un bambino che ascolta per la prima volta un pianoforte. I premi sono importanti perché rappresentano il riconoscimento di un percorso, ma non definiscono una persona. Alla fine della nostra vita non credo che conterà quante sale abbiamo riempito o quanti riconoscimenti abbiamo ricevuto. Credo che conterà quanta luce saremo riusciti a lasciare negli altri. Se attraverso la mia musica qualcuno ha trovato un’emozione, un ricordo, un momento di serenità o semplicemente il coraggio di continuare, allora penso che il viaggio sia valso la pena.

Lei crede che la bellezza della musica possa davvero contribuire a salvare il nostro pianeta?

Credo profondamente che la musica possieda una forza capace di oltrepassare confini, culture, lingue e differenze. La musica parla direttamente all’anima, là dove spesso le parole non riescono ad arrivare. Può educare alla bellezza, generare emozioni, unire ciò che sembra distante e restituire all’essere umano un senso di armonia. In un mondo attraversato da conflitti, solitudini e divisioni, ascoltare e condividere la musica significa anche ricordarci che apparteniamo a una stessa umanità. Forse la musica, da sola, non può salvare il mondo, ma può certamente contribuire a renderlo più umano, più sensibile e più capace di ascoltare. E ogni volta che una melodia accende una luce nel cuore di qualcuno, un piccolo passo verso un mondo migliore è già stato compiuto.

Se dovesse oggi affidare al pianoforte una sola frase da consegnare al mondo, quale sarebbe?

Gli direi di non smettere mai di ascoltare.
Ascoltare gli altri, ascoltare la natura, ascoltare il silenzio e soprattutto ascoltare quella voce interiore che spesso la frenesia della vita ci impedisce di sentire. La musica nasce dall’ascolto e forse anche la pace nasce nello stesso modo. Prima di pretendere di essere ascoltati, dovremmo imparare ad ascoltare.

Cristiana Pegoraro

E forse è proprio questa la lezione più profonda che Cristiana Pegoraro affida al suo pianoforte: la musica non è soltanto ciò che sentiamo, ma ciò che diventiamo dopo averla ascoltata. Perché una nota può terminare nel silenzio, ma l’emozione che ha generato può continuare a vivere molto più a lungo.

E quando l’arte riesce a compiere questo miracolo, il palcoscenico non è più soltanto un luogo: diventa un ponte.

Un ponte tra l’Umbria e il mondo, tra l’artista e il pubblico, tra la fragilità e la speranza, tra ciò che siamo e ciò che, attraverso la bellezza, possiamo ancora diventare.

Redazione

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