Francesco Neri, durante il suo intervento a “Terni Universitaria” ha usato un’espressione forte: “L’università non si implora”. Cosa intende con questa affermazione?
Con questa frase voglio rompere una narrazione passiva che per troppo tempo ha caratterizzato Terni: quella dell’attesa, della speranza che qualcuno – altrove – ci conceda attenzione o risorse. L’università è un diritto costituzionale, ma deve anche essere un obiettivo strategico, costruito con volontà politica, visione e responsabilità locale. Non possiamo più accontentarci di soluzioni di ripiego, dobbiamo iniziare a pretendere – con forza e dignità – l’attenzione che meritiamo, facendo al contempo la nostra parte per diventare realmente attrattivi.
Quali sono, secondo lei, le leve fondamentali per rilanciare l’università a Terni?
Occorre superare la logica dei “corsi-fotocopia” di Perugia. Terni ha bisogno di un’offerta formativa autonoma, riconoscibile, innovativa. Servono corsi progettati in sinergia tra facoltà e orientati a settori chiave come la transizione green e tecnologica. Solo così possiamo competere virtuosamente con altri poli universitari e trattenere i nostri giovani, anziché vederli partire per cercare altrove opportunità che qui ancora mancano.
Si parla spesso della mancanza di infrastrutture adeguate. Quanto incide questo fattore?
È centrale. Non possiamo immaginare un’università moderna senza uno spazio fisico che la renda visibile, viva, integrata. Serve un campus o un modello equivalente che concentri le strutture, i servizi, la residenzialità. Non è solo questione di aule, ma di creare un ambiente universitario vero e proprio, capace di generare scambi, stimoli, senso di appartenenza. È una sfida urbana, prima ancora che accademica.
Crede sia possibile coinvolgere anche altri atenei, oltre a quello di Perugia?
Assolutamente sì. Se ci sono università extra-umbre che possono portare valore, know-how, progetti di qualità, dobbiamo essere pronti ad accoglierle. Non per sostituire, ma per integrare. L’obiettivo è creare un polo dinamico, competitivo, ben collegato al territorio, alle imprese, al tessuto sociale. Aprirsi al meglio, senza timori, può solo farci bene.
In sintesi, quale messaggio lancia alla città e alle istituzioni?
Dobbiamo agire subito. I vent’anni persi non torneranno, ma possiamo ancora costruire qualcosa di solido e duraturo. Serve visione politica, ma anche pragmatismo e collaborazione. La città deve crederci, deve investire, deve smettere di chiedere permesso e iniziare a proporre, a guidare. Solo così potremo costruire un’università che non sia solo presenza simbolica, ma motore culturale, sociale ed economico per tutto il territorio.
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parole interessanti e lungimiranti rivolte ad una classe dirigente che in questi anni ha dimostrato lungimiranza solo nel preservare poltrone e incarichi senza disturbare il manovratore (perugia)