Federico Montesi, qual è il punto critico che ha voluto sottolineare nel suo intervento a “Terni Universitaria”?
Il fatto che a Terni si parli tanto di “contenitori”, di spazi e strutture, ma troppo poco di contenuti. Ci si concentra spesso su ciò che dovrebbero fare gli altri – università, istituzioni, aziende – ma si agisce poco in maniera concreta e condivisa. Serve un cambio di passo.
Esistono esempi virtuosi a cui ispirarsi?
Sì, l’esperienza di Narni è molto interessante: la presenza di studenti ha modificato la mentalità del territorio, migliorando la capacità di accoglienza e aprendo nuove prospettive. Lì si è visto chiaramente che l’università può essere un motore di trasformazione reale.
Qual è allora la proposta concreta che lancia alle imprese e all’università?
Smettere di aspettare che siano sempre gli altri a fare il primo passo. Noi imprese dobbiamo sederci allo stesso tavolo con l’università, dialogare, ascoltarci e costruire progetti comuni. Serve una collaborazione vera, continuativa, fondata sulla fiducia reciproca.
Ha già avviato iniziative in questa direzione?
Sì, con altri imprenditori e rappresentanti del mondo accademico abbiamo dato vita all’associazione Zimè, che mette in rete imprese e università. L’obiettivo è offrire agli studenti tirocini, esperienze formative, opportunità di crescita professionale e personale.
Qual è lo spirito con cui le imprese devono affrontare questa sfida?
Non bisogna pensare ai ritorni immediati. Noi siamo pronti a investire tempo e risorse nella formazione dei giovani, perché crediamo che così si costruisca un territorio più forte, più unito e più preparato ad affrontare il futuro.
Qual è il ruolo dell’università in tutto questo?
Deve sapere ascoltare di più il mondo produttivo, comprenderne le esigenze reali. Ma anche noi imprenditori dobbiamo aprirci, accogliere e accompagnare i giovani, formarli, creare le condizioni perché restino qui e contribuiscano attivamente allo sviluppo della città.
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