Riccardo Menenti, 67 anni, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Alessandro Polizzi avvenuto a Perugia il 26 marzo 2013, ha scritto una lettera dal carcere di Terni sostenendo che il figlio Valerio avrebbe dovuto essere assolto. La missiva, pubblicata dall’edizione umbra de Il Messaggero, ripercorre secondo la versione dell’autore le vicende giudiziarie legate al delitto avvenuto nell’abitazione di via Ettore Ricci, dove il giovane fu ucciso con un colpo di pistola che ferì anche la fidanzata Julia Tosti.
Valerio Menenti, oggi 32enne, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione con l’accusa di essere stato mandante morale e materiale dell’omicidio. Il giovane ha sempre respinto le accuse e si è dichiarato innocente.
Nella lettera di tre pagine scritta a mano, Riccardo Menenti ha ricostruito i diversi passaggi processuali affrontati nel corso degli anni, sostenendo che l’esito giudiziario nei confronti del figlio avrebbe dovuto essere diverso.
La ricostruzione dell’accusa e il ruolo delle chiavi
Secondo la ricostruzione accusatoria, al centro del procedimento nei confronti di Valerio Menenti ci sarebbe stato lo scambio delle chiavi dell’abitazione di Julia Tosti avvenuto poche ore prima del delitto.
Il giovane, che aveva avuto una relazione con Julia Tosti, avrebbe avuto la disponibilità delle chiavi della casa della ragazza proprio durante il periodo della loro relazione. Secondo gli inquirenti, le chiavi sarebbero poi passate al padre Riccardo mentre Valerio si trovava ricoverato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove era in attesa di un intervento chirurgico.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’ospedale furono considerate un elemento rilevante nell’indagine: secondo l’accusa, avrebbero mostrato Riccardo Menenti uscire e rientrare dalla struttura sanitaria per pochi minuti e incontrare il figlio in una zona non coperta dall’impianto di videosorveglianza.
La posizione di Valerio Menenti
Valerio Menenti, inizialmente condannato a 27 anni, ha sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti. Al momento dell’omicidio, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni processuali, si trovava ricoverato in ospedale in attesa di un’operazione.
Nel corso degli anni la sua posizione è stata esaminata nei diversi gradi di giudizio fino alla condanna definitiva a 16 anni e mezzo di carcere.
Nella lettera inviata dal carcere di Terni, il padre contesta proprio la valutazione degli elementi raccolti durante il processo e richiama una perizia sulla cartella clinica del figlio.
“Al quinto grado, cioè la seconda Cassazione – scrive, fra l’altro, Riccardo Menenti – avrebbero dovuto assolvere mio figlio Valerio a seguito di una perizia sulla sua cartella clinica proposta dalla prima Cassazione, dalla quale emerse che lui non si era mai mosso dall’ospedale Silvestrini di Perugia, in cui era ricoverato”.
Il percorso detentivo di Valerio
Valerio Menenti ha già scontato oltre 13 anni della pena inflitta. Dal termine del 2024 aveva ottenuto il regime di semilibertà, che gli consentiva di trascorrere parte della giornata fuori dal carcere per lavorare e rientrare nella struttura penitenziaria di Terni durante la notte.
Successivamente, secondo quanto riportato, il beneficio della semilibertà sarebbe stato revocato a seguito della violazione delle prescrizioni previste.
Il caso dell’omicidio di Alessandro Polizzi resta legato alla notte del 26 marzo 2013, quando il giovane fu raggiunto da un colpo di pistola nell’abitazione di via Ettore Ricci a Perugia. Nello stesso episodio rimase ferita anche Julia Tosti, che si trovava con lui nell’appartamento.
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