Ondata di sequestri di cellulari in carcere: la sfida della sicurezza a Sabbione

Dai video virali su Tik Tok alle misure di sicurezza intensificate: come i dispositivi mobili stanno sfidando le regole del sistema penitenziario.

Da inizio dicembre la struttura penitenziaria di Sabbione ha assistito al sequestro di trenta dispositivi mobili, segnalando un trend preoccupante. Questa serie di eventi è stata ulteriormente accentuata da una recente scoperta: un video diffuso su Tik Tok, girato da tre prigionieri che consumavano una pizza e intonavano canzoni neomelodiche, uno dei quali è risultato poi essere l’assassino di Francesco Pio Maimone. In risposta, la polizia penitenziaria, sotto la guida del comandante Fabio Gallo, ha intensificato i controlli, risultando in un incremento significativo dei ritrovamenti di telefoni, principalmente attraverso ispezioni a sorpresa nelle celle.

I dispositivi intercettati variano notevolmente in dimensioni, spaziando da microcellulari a smartphone completi, che permettono anche la registrazione di video.

Il fenomeno dei sequestri telefonici è diventato una costante, in particolare nelle aree di massima sicurezza, come nel circuito As 3. I metodi impiegati per introdurre i telefoni nelle prigioni sono vari e spesso ingegnosi, includendo l’uso di droni e palloni riempiti di dispositivi, lanciati oltre i muri perimetrali. Il metodo più tradizionale, tuttavia, rimane il nascondiglio nei pacchi postali o nelle visite dei familiari, con i telefoni celati in oggetti di uso quotidiano come biancheria o alimenti.

Questi dispositivi sono molto ricercati poiché consentono una comunicazione non filtrata con l’esterno. Fino al 2020, l’uso improprio di tali dispositivi era punito con sanzioni amministrative, ma recenti normative hanno elevato questa violazione al rango di reato, passibile di denuncia penale.

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