La richiesta di sospensiva presentata dalla Federazione italiana della caccia e altre associazioni è stata rigettata dal Tar dell’Umbria, che ha accolto la posizione del Consiglio di Stato in materia. La decisione regionale di bloccare la caccia a specie come tordo bottaccio, cesena, tordo sassello e beccaccia rimane quindi in vigore. Il provvedimento è stato adottato in ottemperanza all’Ordinanza del Consiglio di Stato n. 163/2025.
Secondo il Tar, questa misura si inserisce nell’obiettivo di evitare situazioni pregiudizievoli e difficilmente reversibili. Il giudice amministrativo ha sottolineato come le valutazioni preliminari fatte dal Consiglio di Stato abbiano già bilanciato gli interessi delle parti in causa, rimarcando il contrasto delle norme contestate con principi costituzionali e comunitari.
I motivi della decisione
Nella sua valutazione, il Tar ha evidenziato che la norma regionale contestata è incompatibile con la normativa europea e con i principi generali dell’ordinamento comunitario. Questo contrappeso giuridico, basato su diritti ambientali e sulla tutela della fauna selvatica, non può essere superato dalle modifiche sopravvenute nella legislazione nazionale.
Un punto chiave del giudizio riguarda inoltre l’applicazione dei termini previsti per la definizione delle controversie legate al calendario venatorio. In particolare, il giudice ha ricordato l’obbligo di pubblicare tale calendario entro il 15 giugno e di utilizzare un rito accelerato per risolvere eventuali impugnazioni prima dell’inizio della stagione venatoria. Secondo il tribunale, solo rispettando tali tempistiche si sarebbe potuta evitare la situazione di irragionevolezza che ora impedisce lo svolgimento regolare di alcune attività venatorie.
Conseguenze per la stagione venatoria
Il rigetto della sospensiva richiesto dalle associazioni di caccia ha importanti ripercussioni per l’attività venatoria in Umbria. La caccia a determinate specie rimarrà sospesa fino a nuova pronuncia o aggiornamenti legislativi. Questo si traduce in limitazioni per migliaia di cacciatori umbri, che non potranno esercitare la caccia su alcune delle specie più praticate nella regione.
Nonostante la decisione del Tar, resta aperta la possibilità di ulteriori ricorsi. Le associazioni venatorie interessate potranno portare il caso nuovamente all’attenzione del Consiglio di Stato, sebbene gli esiti delle valutazioni preliminari lascino poche speranze di successo a breve termine.