“Come si cambia, per non morire” cantava nel 1984 Fiorella Mannoia. Un titolo che calza a pennello alla triste situazione delle edicole ternane. Complici il digitale e il fatto che si legge sempre meno, la città sta assistendo ad una morìa di strutture. In pochi mesi hanno chiuso quelle di via della Stazione, Largo Domenico Fontana, viale Cesare Battisti e viale Trieste: Così adesso l’obiettivo del Comune è provare a limitare i danni con un tentativo di riconversione parziale delle realtà ancora aperte.
Se ne parla da anni, almeno tre a Terni, ma la situazione non sembra sbloccarsi facilmente. La questione è tornata recentemente all’attenzione della III Commissione, dove si è tenuto un primo confronto tra l’assessore al Commercio Stefania Renzi e il dirigente comunale Claudio Filena.
Secondo Renzi, la progressiva chiusura delle edicole è un fenomeno diffuso in tutta Italia. “In altre regioni si è ampliata la normativa per permettere nuove destinazioni d’uso ai chioschi, ma qui questo passaggio non è stato fatto”, ha spiegato. “I punti vendita si trovano in aree strategiche e commercialmente valide, ma siamo legati a una delibera del Consiglio regionale di molti anni fa”.
Dal punto di vista tecnico, Filena ha chiarito le difficoltà normative: “C’è il problema delle concessioni su aree pubbliche e il quadro regolatorio è complesso”. L’ipotesi su cui si sta lavorando riguarda la possibilità di autorizzare attività di somministrazione, artigianato o servizi.
Al momento, come spiegato dall’assessore, per le edicole vige il vincolo del 70 percento di superficie occupata destinata all’editoria. L’esperimento dell’edicola in piazza San Francesco, citato ad esempio, non si è rivelato sostenibile: in quel caso il restante 30 percento era riservato alla vendita di drink da asporto
Esperienze da altre regioni e apertura alle nuove attività
Un riferimento è stato fatto alle esperienze di Basilicata, Roma e Montefiascone, dove si sono adottate soluzioni innovative. “In Basilicata è stata data alle edicole la possibilità di destinare il punto vendita a qualsiasi attività compatibile, con i Comuni che si sono mossi in deroga”, ha detto Renzi. “A Roma vendono gadget turistici, mentre a Montefiascone un’edicola si è riconvertita mantenendo una piccola parte dedicata all’editoria”.
In una nota, Forza Italia accoglie con favore l’iniziativa del Comune di Terni di provare a consentire alle edicole di ampliare i propri servizi. “È un provvedimento che va nella direzione giusta, sostenendo il commercio di prossimità e contrastando il progressivo svuotamento delle attività tradizionali”, dice Stefano Fatale, del Coordinamento Provinciale di Forza Italia Terni.
Fatale sottolinea inoltre l’importanza di trasformare le edicole in “punti di riferimento per la comunità, non semplici negozi, ma luoghi di aggregazione e socialità”. Il suo intervento critica l’espansione dei distributori automatici, ritenuti responsabili dell’impoverimento del tessuto commerciale e della scomparsa di punti di incontro reali.
“Questa proliferazione di macchine ha svuotato le strade, tolto opportunità ai commercianti e impoverito la città”, aggiunge. “Invertire questa tendenza significa favorire un commercio basato sul contatto diretto e sulla qualità del servizio”.
Forza Italia infine ribadisce l’impegno affinché queste misure non restino interventi isolati, ma diventino parte di una strategia strutturale per rilanciare il commercio cittadino. “Sostenere il commercio reale significa tutelare l’identità stessa di Terni, restituendole il ruolo di città viva e dinamica”, conclude Fatale.