Il terrore di via Valiano deve andare in una Rems: ma in Umbria non ce ne sono

Dopo mesi di minacce e aggressioni ai condomini, il giudice dispone la misura di sicurezza. Ma in Umbria le strutture mancano: si valuta il trasferimento in Toscana

Una misura di sicurezza detentiva in Rems è stata disposta per la donna che da mesi terrorizzava i residenti di via Valiano, nel quartiere Borgo Bovio di Terni. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura, dopo che la situazione condominiale era ormai diventata insostenibile. La donna, già sottoposta lunedì a un accertamento sanitario obbligatorio (ASO), era stata dimessa poche ore dopo, tornando nella sua abitazione.

La convivenza nello stabile era diventata impossibile: secondo le testimonianze e i referti raccolti, la donna avrebbe minacciato ripetutamente i vicini, costringendoli a non uscire di casa, molestandoli e arrivando anche ad aggredirli fisicamente. Due di loro sono stati colpiti, alimentando un clima di paura e tensione.

Le valutazioni psichiatriche e sanitarie, congiunte a una condizione di tossicodipendenza, hanno accertato disturbi mentali gravi. Nonostante ciò, finora la donna non era mai stata inserita in una struttura terapeutica, a causa dell’assenza di posti disponibili nelle strutture specializzate. In Umbria, infatti, non è presente alcuna Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), le strutture sanitarie dedicate a chi commette reati ma è ritenuto non imputabile per patologie psichiatriche.

Ora, con la decisione del Gip, si apre la strada a un possibile trasferimento fuori regione. L’ipotesi più concreta, secondo fonti giudiziarie, è l’individuazione di un posto in Toscana, dove potrebbero esserci disponibilità più immediate.

Francesca Gaviglio, l’avvocata che rappresenta alcuni dei residenti del palazzo, ha espresso soddisfazione per il provvedimento. «I magistrati si sono mossi rapidamente e hanno accolto in pieno le richieste dei miei assistiti – ha dichiarato – ma resta il nodo strutturale della carenza di posti e della burocrazia che rallenta ogni intervento urgente. È questo il vero problema».

La vicenda ha riportato l’attenzione sulla gestione dei soggetti socialmente pericolosi con problemi psichiatrici, specialmente in assenza di strutture adeguate sul territorio regionale. Le Rems, introdotte per sostituire gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sono poche e con capacità limitata, e i tempi di attesa per l’ingresso possono protrarsi anche per mesi, creando vuoti di tutela per le comunità locali. Ma l’Umbria ne è sprovvista: la questione è riproposta ciclicamente anche per i detenuti con problemi psichiatrici: c’è stato un impegno in questo senso della Regione ad intervenire, ma senza un’azione del ministero della Giustizia non sarà possibile fare nulla.

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