In Umbria crolla il credito alle imprese

Sotto la media nazionale nei prestiti, sulle costruzioni il dato di maggiore sofferenza

La crisi si fa sentire anche con il credito alle imprese. L’Umbria registra su questo una flessione e va a finire sotto la media nazionale. Un campanello d’allarme suonato guardando i dati statistici forniti della Banca d’Italia a livello nazionale e riferiti, per quanto riguarda l’Umbria, dalla Camera di commercio. Al 31 marzo 2025, il credito alle imprese è sceso del 3,5% su base annua, con una caduta pari al 5,4% in meno rispetto al trimestre precedente dello stesso anno. In generale, in Umbria sono stati erogati 400 milioni di euro in meno.

CROLLANO LE COSTRUZIONI. I numeri, con l’Umbria in rosso, sono più forti con il settore delle costruzioni, le cui aziende hanno avuto dagli istituti bancari il 12% in meno rispetto a prima. Ma a soffrire molto sono anche le piccole imprese, che poi sono il cuore del tessuto economico regionale umbro. Queste, infatti, registrano nel credito un -7,8%. Cala del 5,5% anche il credito nei confronti delle industrie. Infine, limita i danni il settore dei servizi, sempre in diminuzione, con un 1,4% in meno di credito dalle banche rispetto all’anno prima.

COME REAGIRE. Parla Giorgio Mencaroni, presidente delle Camere di commercio dell’Umbria, il quale commenta questi dati. “Per invertire la rotta – dice – non basta denunciare la stretta: serve un’azione decisa, mirata e multilivello. La nostra regione non può permettersi di lasciare senza ossigeno le sue imprese più fragili, proprio mentre si gioca la partita cruciale del rilancio economico e della doppia transizione, digitale ed ecologica. Le banche, la Cassa depositi e prestiti, le istituzioni e i territori devono fare la loro parte, ora“. Mencaroni individua tre direttrici di intervento, per migliorare la tendenza, cioè rinforzare i sistemi di garanzia pubblica semplificando le procedure di accesso al credito, rilanciare il ruolo della Cassa depositi e prestiti anche come partner strategico per imprese e enti locali e costruire nuove reti territoriali per coinvolgere banche locali, consorzi fidi, Comuni, università e associazioni di categoria per rendere il credito più vicino ai reali bisogni delle imprese umbre. “Non si tratta – conclude – di tornare a erogazioni facili o indiscriminate, ma di strutturare un ecosistema del credito più giusto, più reattivo e più inclusivo. Con meno burocrazia e più fiducia. Meno rigidità e più prossimità. Perché senza credito anche la migliore idea resta chiusa in un cassetto. E oggi, in Umbria, quel cassetto rischia di restare sbarrato a troppi“.

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