Terni continua a confrontarsi con il tema sicurezza, e a intervenire nel dibattito è Raffaello Federighi, vicepresidente del Consiglio comunale e delegato alla sicurezza di Palazzo Spada. In un lungo intervento pubblico, Federighi ha tracciato una mappa articolata delle criticità e delle dinamiche sociali che alimentano l’insicurezza urbana, sottolineando come sia necessaria “un’analisi lucida del problema” prima ancora di avviare qualsiasi soluzione.
“Da più settori della società civile – ha affermato Federighi – arrivano richieste pressanti di maggiore sicurezza”, ma ha voluto subito chiarire che “non siamo in una condizione allarmante”. Anzi, in molti ambiti “i reati sono in calo e gli autori di crimini vengono assicurati alla giustizia”. Tuttavia, ha proseguito, il divario tra sicurezza reale e sicurezza percepita “genera insicurezza psicologica: i cittadini non si sentono tranquilli, né in casa né fuori”.
Secondo il delegato alla sicurezza, le radici del problema sono complesse e affondano in dinamiche strutturali: immigrazione non controllata, crisi economica, fragilità educative e un crescente senso di rabbia sociale. A questo si aggiunge “una crescente difficoltà nell’integrare numeri elevati di stranieri, alcuni dei quali vivono ai margini tra assistenzialismo, lavoro sommerso e, in casi non marginali, attività criminali”.
Federighi ha anche citato i dati ufficiali sulla popolazione carceraria: “Su 61.049 detenuti in Italia, al 30 aprile 2024, 19.740 erano stranieri: il 31%”, un indicatore che, secondo lui, evidenzia “una criticità oggettiva”. Ma il vicepresidente non ha voluto fermarsi alla sola lettura sociale: ha anche lanciato una critica trasversale alla classe politica, parlando di “scelte discutibili fatte nel tempo da governi di ogni colore”, che hanno contribuito ad alimentare la povertà e a disgregare i riferimenti educativi tradizionali.
Uno dei passaggi più significativi riguarda la questione droga: “A Terni il consumo e lo spaccio di stupefacenti è sopra la media nazionale per cocaina, eroina e cannabis”, ha spiegato, citando uno studio dell’Istituto Mario Negri. “Il problema è che questo consumo non viene percepito come pericoloso. Molti giovani pensano sia una fase passeggera, ma la realtà è ben diversa”.
Federighi ha ribadito che la sicurezza è una materia di competenza nazionale, con il Ministero dell’Interno e le Prefetture in prima linea. Tuttavia, ha aggiunto, anche le istituzioni locali possono e devono fare la loro parte, promuovendo la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine: “Non si tratta di fare i giustizieri, ma di avere molteplici occhi sulla città e sviluppare un diffuso senso civico”.
Nel suo intervento, il vicepresidente ha anche elencato le azioni intraprese dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Bandecchi: “Abbiamo aumentato del 30% il numero degli agenti di Polizia Locale, raddoppiato le telecamere, reso la centrale operativa attiva 24 ore su 24 e interconnessa con le altre forze di sicurezza. Inoltre, stiamo introducendo droni e vigilanza privata per i beni pubblici”.
A chiusura, un appello chiaro: “La sicurezza è il presupposto per ogni altra dimensione del vivere civile. Ma senza il contributo dei cittadini, ogni sforzo istituzionale rischia di essere vano. Sono loro – in base all’articolo 1 della Costituzione – i veri titolari della sovranità”
Ma è del mestiere?