“L’università non basta: serve un ecosistema culturale”

Una riflessione su formazione tecnica, pluralità accademica e ruolo delle biblioteche come osservatori urbani

Franca Nesta

Dottoressa Nesta, durante l’evento “Terni Universitaria” lei ha parlato della biblioteca come osservatorio privilegiato sulla città. In che senso?
Sì, è così. Alla Biblioteca Comunale di Terni passano ogni giorno studenti delle superiori e universitari: sono l’80% del nostro pubblico. È un dato che racconta molto. Le dinamiche giovanili, i bisogni educativi, le aspettative verso il mondo accademico: tutto questo passa da qui. È per questo che considero la biblioteca un punto d’osservazione privilegiato anche sul tema dell’università.

In questo senso, cosa ha osservato negli ultimi anni sul fronte universitario a Terni?
Abbiamo organizzato open day universitari con grande partecipazione. Ma dobbiamo dircelo: non possiamo considerare l’Università di Perugia l’unico attore possibile. Un po’ di concorrenza non guasta, anzi stimola il miglioramento. L’Università per Stranieri già porta un contributo culturale rilevante. L’Università della Tuscia, a Narni, ha fatto scelte strategiche vincenti. Perché non guardare anche in altre direzioni?

Lei ha detto che il rapporto tra città e università si è “ribaltato”. Cosa intende?
All’inizio si pensava che l’università dovesse essere il motore di sviluppo della città. Oggi, invece, si chiede alla città di sostenere l’università. Non è necessariamente un male, ma è un cambio di prospettiva. E bisogna esserne consapevoli. Questo ci impone di riflettere su questioni strategiche: dove localizzare i dipartimenti, come integrare cultura e didattica. Penso al progetto sull’ex officina Bosco: si parla di portare lì il corso di Economia accanto a un laboratorio musicale. Ma siamo sicuri che sia la scelta migliore? È una domanda che merita attenzione.

Ha sollevato anche un tema culturale molto forte: la dignità delle professioni tecniche.
Sì, ci tengo molto. Dobbiamo cominciare a dare pari dignità alle professioni tecniche. Meccanica, edilizia, elettricità: sono mestieri fondamentali, che richiedono intelligenza e competenze. Come abbiamo fatto con gli infermieri, che oggi sono laureati. Perché un elettricista non può avere un percorso universitario? Perché dobbiamo considerare i lavori manuali come “minori”? La cucina è diventata cultura alta grazie agli chef in TV. E allora perché non fare lo stesso con altri mestieri fondamentali?

Che ruolo ha la biblioteca in questa visione più ampia dell’educazione e della cultura?
La biblioteca deve contribuire a riequilibrare l’offerta culturale: non solo umanesimo, ma anche arte, scienza e tecnica. Per questo stiamo promuovendo progetti legati al turismo, alla tecnologia, con il supporto della Fondazione Carit. Vogliamo essere un polo culturale integrato. È per questo che dico: l’università non deve essere solo un edificio o un corso di laurea. Deve entrare in un ecosistema culturale fatto di scuole, biblioteche, imprese, istituzioni. Solo così si può pensare davvero in grande.

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7 mesi fa

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