Zaini in spalla, bacchette da trekking, passo deciso e uno sguardo rivolto all’orizzonte. Un gruppo di pellegrini ha fatto tappa alla stazione di Terni, pronto a intraprendere un cammino a piedi di quattro giorni fino a Piazza San Pietro, nel cuore del Giubileo. Tra loro, tre uomini provenienti dal carcere maschile Santa Maria Maggiore di Venezia, regolarmente detenuti, ai quali il magistrato di sorveglianza ha concesso un permesso ordinario per partecipare al pellegrinaggio.
Un cammino non solo fisico, ma profondamente spirituale e simbolico, che attraversa l’Umbria, regione centrale nei percorsi del Giubileo. L’iniziativa, guidata da don Massimo Catamuro cappellano della casa circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia, ha l’obiettivo di offrire ai partecipanti un’occasione concreta di riflessione e cambiamento, soprattutto per coloro che portano sulle spalle non solo uno zaino, ma anche un passato segnato da errori e condanne.
Recuperare la speranza è il senso del viaggio una speranza che appartiene tanto a chi è libero quanto a chi vive una condizione di reclusione. La concessione del permesso è stata possibile grazie alla valutazione positiva da parte del giudice sulla serietà e sul significato rieducativo del progetto, che rientra pienamente nelle finalità di reinserimento sociale previste dall’ordinamento penitenziario.
Il percorso, che si snoda attraverso sentieri, paesaggi naturali e luoghi carichi di spiritualità, diventa così un simbolo di fiducia reciproca tra istituzioni e persone detenute, ma anche un richiamo alla responsabilità individuale. Un passo dopo l’altro, il cammino verso Roma assume il valore di un viaggio interiore, che può rappresentare l’inizio di una svolta nella vita di chi lo compie.
“Dare fiducia a chi ha sbagliato significa anche creare le condizioni per un ritorno alla società come cittadini consapevoli”, dice al Tg3 Umbria don Massimo Catamuro sottolineando quanto il contesto giubilare renda questa esperienza ancora più significativa.
L’Umbria, in questo scenario, si conferma crocevia di fede, accoglienza e cammini, grazie anche alla tradizione francescana e alla fitta rete di percorsi spirituali che attraversano il suo territorio. Per questi pellegrini speciali, il Giubileo non è soltanto una meta da raggiungere, ma un’occasione concreta per rimettere ordine nella propria storia e guardare con rinnovata fiducia al futuro.
Un’esperienza che unisce mondi apparentemente distanti: quello delle carceri e quello del pellegrinaggio, dimostrando che la libertà può assumere forme diverse, e che il cambiamento è possibile anche dietro le sbarre, quando si incontrano opportunità e volontà di riscatto. Sottoline ancora don Massimo Catamuro: “Ci è piaciuto far vivere loro l’esperienza del cammino legata al Giubileo, idea che si è rafforzata dopo la morte di Papa Francesco. Così andremo a rendere omaggio alla sua tomba, soprattutto a quanto lui si è speso per le popolazione delle carceri. Ci andiamo come segno di speranza, perchè il carcere venga ripensato come struttura e proposta e se possibile arrivare a vivere senza il carcere, cioè pensando ad un sistema alternativo”.
Non è obbligatorio andare in galera.