In Umbria 45.000 lavoratori da sostituire entro il 2029, cresce l’allarme pensionamenti

In cinque anni oltre 3 milioni di italiani lasceranno il lavoro: in Umbria quasi 1 su 8 dovrà essere rimpiazzato. Le imprese rischiano di non trovare personale qualificato.

Tra il 2025 e il 2029, l’Italia si prepara a un vero e proprio esodo dal mondo del lavoro: oltre 3 milioni di lavoratori, pari al 12,5% della forza lavoro nazionale, andranno in pensione o lasceranno l’occupazione per altre cause, come il ritiro volontario, il passaggio all’attività autonoma, la perdita dell’impiego o l’emigrazione.

In Umbria, secondo le stime dell’Ufficio Studi CGIA su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro, saranno 44.800 i lavoratori da sostituire nei prossimi cinque anni. Di questi, 20.100 sono dipendenti del settore privato, pari al 45% del totale regionale. Il dato colloca la regione al quintultimo posto in Italia per numero assoluto di sostituzioni, ma l’impatto sul mercato locale sarà comunque significativo, specie considerando che l’Umbria si trova all’ottavo posto per indice di anzianità dei dipendenti privati, con un rapporto over 55/under 35 pari al 71,3%.

Un’Italia che invecchia e rischia di fermarsi

La situazione umbra si inserisce in un quadro nazionale complesso: tra il 2025 e il 2029, 1.608.300 dei lavoratori in uscita saranno dipendenti privati (52,8% del totale), 768.200 appartengono alla Pubblica Amministrazione (25,2%) e 665.500 sono lavoratori autonomi (21,9%).

Le regioni più colpite in valore assoluto saranno quelle con popolazione attiva più ampia: Lombardia: 567.700 sostituzioni; Lazio: 305.000  e Veneto: 291.200 s

Il problema è particolarmente sentito nei servizi, che da soli assorbiranno oltre 7 sostituzioni su 10 (72,5% del totale), con picchi nel commercio (379.600 unità), nella sanità pubblica e privata (360.800) e nella Pubblica Amministrazione (331.700). Anche l’industria soffrirà, soprattutto il settore delle costruzioni, dove saranno necessari 179.300 rimpiazzi.

Umbria tra criticità e opportunità

L’Umbria, pur con numeri relativamente più contenuti rispetto a regioni come Lombardia o Veneto, non è immune dall’impatto di questo fenomeno. Con un indice di anzianità superiore alla media nazionale (71,3% contro 65,2%), il ricambio generazionale si presenta come una sfida urgente.

Le imprese umbre già oggi faticano a trovare personale, e il rischio è che nei prossimi anni la mancanza di lavoratori qualificati diventi cronica. La situazione si aggrava considerando che l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro è limitato, mentre l’età media dei dipendenti cresce rapidamente.

Secondo gli analisti, la scarsità di profili disponibili potrebbe spingere le aziende a competere sul mercato del lavoro con offerte economiche sempre più aggressive, generando pressioni salariali e possibili squilibri tra domanda e offerta.

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