Giornata storica per Acquasparta, dove ieri pomeriggio è stata ufficialmente riconsegnata alla comunità Casa Biagetti, bene confiscato alla criminalità organizzata e recuperato dopo un lungo e complesso intervento di riqualificazione. L’iniziativa, promossa dal Comune di Acquasparta e dal Presidio Libera “Giuseppe Fava”, rappresenta un modello virtuoso di riuso sociale dei beni confiscati alle mafie, in linea con la Legge La Torre e la Legge 109 del 1996.
L’edificio, situato nel centro storico del paese, era stato sequestrato nel 2008 nell’ambito di un’indagine che aveva rivelato i legami del precedente proprietario con il clan siciliano Resuttana-San Lorenzo, e confiscato definitivamente nel 2015. Dopo anni di stallo, la sinergia tra Comune, Regione Umbria, ATER, Agenzia nazionale per i beni confiscati (ANBSC) e Libera ha permesso di completare il percorso di recupero, trasformando una ferita del territorio in una nuova opportunità di crescita e legalità.
L’edificio, oggi completamente ristrutturato, è stato destinato a quattro appartamenti di edilizia residenziale pubblica, pensati per giovani coppie e famiglie a reddito medio-basso, con canoni calmierati. Un progetto che mira a contrastare il disagio abitativo e favorire il ripopolamento del centro storico, restituendo alla collettività un luogo di valore storico e sociale.
“C’è grande soddisfazione per il risultato raggiunto – ha dichiarato Walter Cardinali, presidente di Libera Umbria – e vogliamo ringraziare l’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata, la Commissione antimafia della precedente legislatura, il Comune di Acquasparta e l’Ater, che ha preso in carico l’immobile.
Da una storia di illegalità può rinascere un luogo di valore e di speranza per la comunità. Casa Biagetti ne è la dimostrazione concreta. Serve crederci, investire impegno e risorse, perché questa diventi una delle tante storie di riscatto della nostra regione”.
Il progetto di riqualificazione, affidato a un’impresa locale, ha rispettato rigorosamente i criteri di sicurezza e le normative sul recupero dei beni confiscati, restituendo al territorio non solo un patrimonio immobiliare di valore storico, ma anche un segno tangibile di rigenerazione urbana e sociale.
Un tempo dimora del filantropo Angelo Biagetti, la casa era stata un punto di riferimento culturale nei primi decenni del Novecento. Oggi torna a esserlo, ma in un modo nuovo: come simbolo di giustizia, memoria e rinascita collettiva.
Alla cerimonia di inaugurazione è intervenuto anche Fabrizio Ricci, consigliere regionale di AVS e presidente della Commissione regionale antimafia, che ha definito l’evento “un momento di grande importanza per l’impegno collettivo del territorio nel contrasto alle infiltrazioni mafiose”.
“I beni confiscati sono cicatrici – ha affermato Ricci – che raccontano ferite inferte dalla criminalità, ma che la comunità, formata da istituzioni, associazioni e cittadini, ha saputo rimarginare.
I cinque appartamenti di Casa Biagetti testimoniano concretamente il valore della Legge 109/1996, che deve essere difesa da ogni tentativo di revisione o arretramento. In Umbria – ha aggiunto – ci sono decine di beni confiscati che, come questo, possono offrire sviluppo, dignità e giustizia sociale.”
Ricci ha infine ringraziato Libera, il Comune di Acquasparta, l’Osservatorio regionale e la precedente Commissione Antimafia, sottolineando l’importanza di “continuare a lavorare insieme per restituire alla collettività ogni bene confiscato, trasformando la memoria del crimine in riscatto civile”.