Rigopiano, nell’appello-bis chiesta conferma della condanna per i tecnici: “Superficialità e caos”

Nel nuovo appello, il magistrato chiede la conferma delle condanne a due tecnici: “Ignorati i bollettini meteo, abbandonata la turbina spazzaneve”

“Superficialità” e “caos totale in cui nessuno sapeva chi comandava”. Così il sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Berlucchi, ha descritto la gestione dell’emergenza neve nelle ore e nei giorni precedenti alla valanga che il 18 gennaio 2017 ha travolto l’hotel Rigopiano di Farindola, provocando la morte di 29 persone fra cui il recptionist ternano Alessandro Riccetti

Durante la requisitoria nell’ambito dell’appello bis, il magistrato ha chiesto la conferma delle condanne per due tecnici della Provincia di Pescara Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, accusati di non aver agito con la dovuta tempestività e responsabilità in una situazione che era stata ampiamente preannunciata dai bollettini meteo.

Al centro delle contestazioni figura la gestione della turbina spazzaneve, strumento essenziale per garantire la percorribilità della strada provinciale che conduceva all’albergo. Berlucchi ha ricostruito i passaggi chiave: il 6 gennaio 2017 la turbina si rompe, il giorno successivo viene portata dal meccanico, ma da quel momento in poi “non si fa nulla”. “È stato scelto di disinteressarsi – ha dichiarato – e di affrontare le condizioni atmosferiche senza la turbina”.

Secondo l’accusa, già il 17 gennaio, e non solo nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia, le condizioni meteorologiche erano chiarissime, al punto che sarebbe stato necessario attuare interventi urgenti: dalla chiusura della strada per impedire nuovi arrivi all’hotel, fino alla riapertura tempestiva della mattina del 18 gennaio, quando gli ospiti cercarono inutilmente di fuggire dalla struttura ormai isolata.

Lo sapevano tutti che sarebbe venuta giù l’ira di Dio”, ha affermato il magistrato, sottolineando come la gravità della situazione fosse scritta su tutti i bollettini disponibili in quei giorni. Berlucchi ha evidenziato la mancata adozione di misure preventive e la scelta consapevole di non intervenire, pur essendo a conoscenza dei rischi connessi alla nevicata eccezionale e alla valanga poi verificatasi.

L’appello bis, celebrato dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione e rinviato nella sua prima udienza si concentra su profili di responsabilità amministrativa e tecnica nella gestione della crisi, e mira a fare luce sulle omissioni che hanno contribuito a rendere tragico un evento naturale annunciato.

Per l’accusa, l’intera gestione dell’emergenza è stata caratterizzata da assenza di coordinamento, negligenza e mancanza di azioni concrete, elementi che, secondo il PG, giustificano la conferma delle condanne nei confronti dei due funzionari provinciali, ritenuti corresponsabili della catena di errori culminata nella tragedia.

Il nuovo processo riguarda complessivamente 10 imputati dopo che la Suprema Corte ha rinviato varie posizioni a Perugia. Oltre ad aver confermato la condanna per falso dell’allora Prefetto di Pescara, Francesco Provolo, la Cassazione aveva infatti annullato le condanne dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, di un tecnico comunale e dei due
tecnici provinciali,

Nuovo appello anche per i 6 dipendenti della Protezione Civile abruzzese, assolti in primo e secondo grado dalle accuse di disastro, lesioni e omicidio colposi. Da qui la premessa formulata dal sostituto procuratore: “Sul banco non ci sono cattivi”, ma semmai persone che possono aver sbagliato. Niente fischi, né applausi”

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