Forvia, Unicoop, Moplefan, Sangraf: il nuovo anno porta in dote quattro crisi per l’economia ternana

Sinistra Italiana Terni richiama l’attenzione sulle vertenze aperte nell’area: dalla cassa integrazione in scadenza a Forvia fino alle difficoltà di Sangraf e Moplefan. “Servono piani industriali e una sede unica di confronto con Governo e parti sociali”.

metalmeccanici

Un Natale segnato dall’incertezza per chi vede messo in discussione il proprio futuro lavorativo. È il quadro tracciato dalla Segreteria provinciale di Sinistra Italiana di Terni, che in un intervento pubblico richiama l’attenzione sulle principali vertenze aperte nella Conca Ternana, area industriale e commerciale attraversata da crisi produttive e occupazionali che coinvolgono centinaia di lavoratrici e lavoratori.

Secondo Sinistra Italiana, in queste settimane di festa “c’è chi ha bisogno di qualche augurio in più”, perché la serenità è compromessa da riduzioni di organico, cassa integrazione, ritardi nei pagamenti e prospettive industriali considerate fragili o assenti. Nel documento vengono elencate quattro situazioni ritenute emblematiche: Forvia, Unicoop Etruria–Superconti, Moplefan e Sangraf.

La situazione di Forvia

La prima criticità riguarda Forvia, dove – viene ricordato – resterebbero circa 250 addetti, dopo una significativa riduzione del personale avvenuta l’anno precedente. Nel dettaglio, Sinistra Italiana parla di circa 70 somministrati non confermati e altri 70 lavoratori usciti tramite esodo volontario. Il nodo principale, tuttavia, è legato alla scadenza della cassa integrazione prevista per l’inizio di gennaio 2026: la prospettiva di un reddito residuo, viene evidenziato, sarebbe connessa al ricorso all’Area di crisi complessa. A questo si aggiungerebbero ulteriori tagli tra i lavoratori somministrati, l’assenza di una concreta diversificazione produttiva e un mercato definito “sempre più ristretto”, con il risultato di un futuro giudicato “estremamente incerto”. Anche i sindacati sono compatti su questo fronte e parlano di volontà di tagliare senza prospettive.

Vertenza Unicoop Etruria

Sul fronte della distribuzione commerciale, Sinistra Italiana cita la vertenza Unicoop Etruria–Superconti, evidenziando che gli esuberi sarebbero 520 nell’intero territorio in cui opera la società. La controllata Superconti, viene sottolineato, sarebbe “pesantemente colpita” sia sul piano della rete commerciale che su quello dell’occupazione. Nel commento politico, la segreteria provinciale critica un comportamento considerato lontano dalla missione originaria della cooperazione di consumo, osservando che le iniziative di beneficenza non sarebbero sufficienti a compensare le scelte aziendali e gli effetti sociali sul territorio.

L’ultimo tavolo in Regione sembra aver aperto alcuni spiragli per un accordo su alcune uscite accompangnate, ma le vere novità qui sono attese dai due tavoli nazionali del mese di Gennaio.

Il futuro di Moplefan

Particolarmente complessa, come è noto, la situazione di Moplefan, dove viene annunciata la ripresa della cassa integrazione dopo il mancato avvio concreto delle prospettive industriali legate a Visopack, subentrata a Jindal nel 2023. Nel documento si sottolinea come in due anni si sarebbero registrate soltanto due settimane di produzione. Viene inoltre richiamato un annuncio attribuito al Comune, secondo cui “in autunno tutti i lavoratori in forza sarebbero tornati all’attività produttiva”, ma – viene rilevato – nulla sarebbe ripartito. Sinistra Italiana aggiunge che sarebbero arrivate ingiunzioni da parte di fornitori non saldati e che si starebbe lavorando a un possibile ingresso di Invitalia nel capitale sociale. Nel frattempo, da novembre sarebbe stata avviata la procedura per un nuovo ricorso alla cassa integrazione della durata di 12 mesi, che coinvolgerebbe la quasi totalità dei circa 100 lavoratori in forza.

Su questo fronte, si assiste ad una leggera schiarita con l’interessamento di un imprenditore israeliano che potrebbe supportare il gruppo polacco Visopack. 

Come ha spiegato l’assessore De Rebotti, il soggetto sarebbe pronto a investire circa 5 milioni di euro, ma con la presenza di Invitalia. Nell’ultimo incontro è stato comunicato l’avvio delle procedure di scambio di documentazione fra l’azienda e Invitalia.

Nel frattempo si è fatta sentire anche la deputata Pavanelli, coinvolgendo il ministro Urso. Lo stesso al quale la Regione ha inviato la leggera per il riavvio della Cig. E mentre la presidente della commissione regionale Letizia Michelini chiama a rapporto i parlamentari umbri di tutti gli schieramenti, l’assessore comunale Sergio Cardinali rilancia e parla di “incapacità dell’insieme istituzionale a supportare questa criticità”, chiedendo a sua volta “al ministro Urso di intervenire in prima persona sulla questione. Serve agire con estrema immediatezza”.

La sfide di Sangraf

Infine, la situazione di Sangraf viene descritta come in rapido deterioramento. L’attività produttiva sarebbe ferma e circa sessanta lavoratori risulterebbero quasi tutti in cassa integrazione. Sinistra Italiana ricostruisce un progressivo peggioramento iniziato già da giugno, con fermate parziali degli impianti e ritardi nel pagamento degli stipendi, fino allo stop produttivo di settembre. Si citano inoltre ingiunzioni da parte dei fornitori creditori e il mancato riconoscimento di diversi istituti spettanti ai lavoratori. La criticità, viene evidenziato, avrebbe avuto ricadute anche sul mantenimento ordinario del sito, con difficoltà legate perfino a pulizie e smaltimento dei rifiuti per mancanza di fornitori dei servizi.

Nel complesso, Sinistra Italiana Terni sostiene che per “queste centinaia di lavoratrici e lavoratori” il Natale sarà “tutt’altro che sereno” e che l’attenzione pubblica sul tema lavoro non sarebbe adeguata. Pur riconoscendo che la Regione Umbria ha aperto tavoli di confronto su tutte le vertenze, la segreteria insiste sulla necessità di piani industriali concreti e su una visione più ampia: “ricominciare a pensare a nuove prospettive di sviluppo sostenibile”, valorizzando una vocazione territoriale orientata verso green economy, alta formazione e ricerca avanzata.

L’appello finale è rivolto alla costruzione di una sede unicunica di confronto: dai singoli tavoli di crisi – viene sostenuto – si dovrebbe passare a un luogo unitario di discussione che coinvolga Governo e parti sociali, per affrontare in modo coordinato le emergenze industriali e commerciali della Conca Tern

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