La provincia di Terni chiude il 2025 con un incremento di 76 imprese, pari a una crescita dello 0,35% che risulta superiore a quella della provincia di Perugia (+0,28%) ma comunque distante dalla media nazionale dello 0,96%. È quanto emerge dall’analisi Movimprese di Infocamere, realizzata su dati della Camera di Commercio dell’Umbria, che evidenzia una dinamica imprenditoriale positiva ma ancora limitata rispetto al resto del Paese.
Il dato ternano contribuisce al saldo regionale complessivo di 273 nuove imprese, inserendosi in un quadro umbro che vede l’intera regione posizionarsi al 14° posto nazionale su 20 regioni. Nonostante la performance migliore rispetto al capoluogo, Terni resta ancorata a ritmi di crescita inferiori al benchmark italiano che registra +56.599 imprese attive.
Il confronto provinciale premia Terni
Nel confronto interno alla regione, Terni batte Perugia in termini percentuali: lo 0,35% contro lo 0,28% del capoluogo evidenzia una maggiore capacità di tenuta del sistema produttivo ternano. Sebbene in termini assoluti le nuove imprese siano numericamente inferiori (76 contro 197), il dato percentuale fotografa un territorio più reattivo.
Le imprese attive nel ternano crescono leggermente più di quelle registrate (+0,35% contro +0,30%), indicando sia un miglioramento nella gestione dei registri camerali sia il riavvio di attività precedentemente inattive ma formalmente iscritte.
Struttura imprenditoriale: lenta evoluzione
Anche nella provincia di Terni prosegue, seppur con lentezza, il processo di consolidamento delle forme societarie più strutturate. Le società di capitali attive in Umbria crescono del 3,3% nel 2025, contro il +4,5% della media nazionale, attestandosi al 24,9% del totale contro il 29,3% italiano.
Questo dato evidenzia come nel ternano, al pari del resto della regione, imprese individuali e società di persone mantengano un peso preponderante, con maggiori difficoltà nel passaggio verso modelli organizzativi più solidi orientati alla crescita dimensionale e all’innovazione.
Commercio in difficoltà: 147 chiusure
Il settore del commercio rappresenta la criticità principale anche per la provincia di Terni, che tra il 2024 e il 2025 registra 147 imprese in meno. Le chiusure superano ampiamente le nuove aperture, riflettendo una ristrutturazione settoriale profonda legata a cambiamenti nei modelli di consumo e alla concorrenza dell’e-commerce.
La domanda dei consumi rimane debole: nel 2025 in Umbria i consumi pro capite crescono dell’1,1% rispetto all’anno precedente, un incremento modesto a fronte dell’aumento dei costi operativi sostenuti dalle imprese commerciali. Nonostante la spinta del turismo, il settore fatica a ritrovare slancio.
Manifattura e costruzioni: segnali negativi
Anche il comparto manifatturiero nel ternano mostra segnali di difficoltà, perdendo 18 imprese nel corso del 2025. Un dato che si somma alle 154 chiusure registrate nella provincia di Perugia, confermando le difficoltà strutturali dell’industria umbra.
Arretrano inoltre le costruzioni (-54 imprese a livello regionale) e i servizi immobiliari, evidenziando come i settori tradizionali dell’economia provinciale stentino a ripartire in un contesto economico caratterizzato da incertezza e costi energetici elevati.
Terziario avanzato: l’eccezione positiva
A sostenere il bilancio complessivo interviene la crescita del terziario, che registra un aumento delle attività soprattutto nei servizi più evoluti. A livello regionale si contano 40 nuove imprese nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, considerato indicatore della capacità innovativa del sistema produttivo.
Un segnale incoraggiante per quanto riguarda la transizione digitale ed ecologica, che tuttavia non compensa ancora il divario strutturale dell’Umbria rispetto alle regioni italiane più dinamiche. La provincia di Terni, pur beneficiando di questa crescita, deve ancora colmare gap significativi in termini di innovazione e competitività.
Mencaroni: “Crescita insufficiente rispetto al Paese”
“I numeri ci dicono che l’Umbria cresce, ma lo fa con una velocità che resta insufficiente rispetto alla media nazionale. A pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, un tema che non riguarda solo la nostra regione ma che incide ovunque sulla capacità delle imprese di investire e consolidarsi”, afferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.
“Il dato del commercio in difficoltà va letto in questo contesto e richiede attenzione e strumenti adeguati. Allo stesso tempo, segnali positivi arrivano dall’aumento delle imprese nei servizi professionali, scientifici e tecnici, che indicano una direzione chiara sul fronte dell’innovazione. È su questa capacità di rinnovamento che va costruita una crescita più solida e duratura per il sistema produttivo umbro”, conclude il presidente.
𝗧𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲: 𝟳𝟲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗲,
𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗲𝗿𝘂𝗴𝗶𝗮. 𝗜 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲
𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼.
𝗟𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀.
𝗢𝗿𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗠𝗘𝗧𝗢𝗗𝗢.
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𝗔𝗿𝗲𝗮𝟯 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼