L’impresa estrema di Lorenzo Barone: ha attraversato l’Oceano Atlantico in barca a remi

Partito dalla Mauritania, il 28enne umbro ha attraversato l’oceano senza motore né vela: ora affronterà Amazzonia e Ojos del Salado per completare il progetto “Dust”

Ha attraversato l’oceano Atlantico in completa solitudine, senza alcun supporto esterno, approdando in Sud America dopo oltre un mese di navigazione. È l’impresa straordinaria compiuta da Lorenzo Barone, 28 anni, originario di San Gemini, che nella notte appena trascorsa ha toccato terra nella cittadina di Kourou, in Guyana Francese, completando così la seconda tappa del suo ambizioso progetto “Dust – La via della Sabbia”.

Era salpato il 19 dicembre 2025 dalle coste della Mauritania, in Africa, a bordo di una barca in compensato marino, priva di vela, motore, pilota automatico e connessione internet. L’unico ausilio tecnologico: un sistema GPS, che ha permesso di monitorare la rotta e documentare i progressi di un’avventura estrema, compiuta nel nome della semplicità e dell’autosufficienza. «Niente supporti esterni, solo l’essenziale. È un’esperienza che volevo vivere nella sua forma più cruda e vera», scriveva l’esploratore prima della partenza.

Il viaggio transoceanico si inserisce in un percorso più ampio che Barone ha intrapreso con l’obiettivo di seguire la rotta simbolica della polvere sahariana, che ogni anno attraversa il globo fertilizzando la foresta amazzonica. L’impresa ha avuto inizio con l’attraversamento del Sahara in bicicletta, partendo da Nador e pedalando quasi 200 km al giorno tra piste isolate, sabbia e contesti geopolitici instabili.

Dopo aver sfidato il deserto e l’oceano, ora il progetto entra nella terza fase: l’attraversamento dell’Amazzonia, a piedi e in canoa, tra fiumi, foresta equatoriale e condizioni climatiche estreme. L’ultima tappa lo condurrà invece sulle pendici dell’Ojos del Salado, il vulcano più alto del mondo, situato tra Cile e Argentina, che con i suoi 6.893 metri rappresenta il punto culminante del viaggio.

Il progetto “Dust” nasce con l’intento di raccontare l’interconnessione tra i grandi ecosistemi del pianeta, seguendo la traccia invisibile lasciata dalla polvere sahariana che, trasportata dai venti, giunge fino all’America Latina. «La polvere che dal Sahara arriva in Amazzonia è la prova che tutto è collegato», spiega Barone, che attraverso questa esperienza vuole testimoniare la fragilità e la bellezza del nostro pianeta, utilizzando l’avventura come strumento di comunicazione ambientale.

La sfida è stata condotta senza alcuna sponsorizzazione o team di supporto, confermando lo stile indipendente e minimale che da anni caratterizza le spedizioni dell’esploratore umbro. I suoi viaggi, spesso documentati solo con fotografie e aggiornamenti testuali essenziali, continuano a suscitare grande attenzione tra appassionati di avventura e sostenibilità.

Con l’arrivo in Guyana, Barone segna una nuova tappa nella sua carriera di viaggiatore estremo, pronto ora ad affrontare le insidie dell’Amazzonia e le altitudini dell’Ojos del Salado, completando una delle più originali e impegnative spedizioni individuali degli ultimi anni.

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