Il progetto di accorpamento tra gli istituti comprensivi ‘De Filis’ e ‘Don Milani’ ha sollevato una forte opposizione a Terni, con una protesta pacifica che ha visto la partecipazione di insegnanti, genitori, studenti e personale scolastico. Lunedì 26 gennaio, un presidio si è svolto sotto la Prefettura nel pomeriggio del 26 Gennaio per manifestare contro una decisione che potrebbe compromettere la qualità dell’istruzione e minare il diritto a una scuola pubblica di prossimità.
I motivi della protesta sono forti e articolati: i manifestanti sostengono che l’accorpamento delle due scuole storiche del quartiere, con un numero complessivo di 1200 studenti, rappresenterebbe la creazione di un “mostro scolastico” difficile da gestire, che rischia di allontanare la scuola dal territorio, mettendo in discussione la vicinanza e l’efficacia educativa.
«Si privilegiano logiche astratte di numeri e risparmio, sacrificando la qualità della didattica e il benessere degli alunni, in particolare quelli più fragili», dichiarano i promotori della protesta. Inoltre, viene sottolineato come l’accorpamento danneggi anche il personale scolastico, già in difficoltà con le attuali condizioni di lavoro.
A supporto della protesta, è stata lanciata una petizione online che ha già raccolto oltre 1500 adesioni, mentre numerose firme sono state raccolte anche su moduli cartacei. Le richieste sono chiare: la revoca immediata del progetto di accorpamento, l’apertura di un tavolo pubblico e trasparente con tutti i soggetti coinvolti e la destinazione di risorse per il potenziamento delle due scuole autonome.
Oltre a queste richieste, i manifestanti hanno chiesto un impegno maggiore per l’istruzione e la sanità, chiedendo che vengano destinati fondi ad atti concreti di supporto alla scuola pubblica, con una particolare attenzione alla qualità dell’istruzione e al benessere degli studenti.
Marco Vulcano della Flc Cgil: “Il govenro si trincera dietro la balla del Pnrr che non imponeva di dimensionare. Intanto l’Umbria che è stata commissariata, deve tagliare due scuole: è accanimento politico sulle spalle di alunni, docenti e istruzione”. Così invece la docente Maria Cristina Cervelli: “Unendo gli istituti ci sarebbero 1200 studenti: questo abbasserebbe l’offerta formativa”