La Procura Generale di Perugia ha diffuso una nota ufficiale per illustrare la propria posizione nel giudizio di appello-bis sulla strage di Rigopiano, nella quale è deceduto anche il receptionist ternano Alessandro Riccetti. Secondo i magistrati, emergono responsabilità multiple e gravissime a carico di funzionari regionali, provinciali e comunali che, con le loro omissioni, avrebbero creato le condizioni per il disastro del 18 gennaio 2017.
Le omissioni della Regione Abruzzo sulla prevenzione del rischio valanghe
Al primo posto tra le contestazioni figura la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione del Pericolo valanghe da parte dei funzionari della Regione Abruzzo. Questo strumento, previsto dalla legge regionale sin dal 1992, avrebbe dovuto mappare le zone a rischio e impedire la costruzione dell’hotel Rigopiano o, se adottato successivamente, vietarne l’utilizzo nel periodo invernale. La Procura sottolinea come spettasse proprio alla Regione l’attività di pianificazione prescritta dalla normativa per la prevenzione del rischio valanghivo.
I responsabili della Provincia di Pescara e il mancato intervento sulla viabilità
Gravi responsabilità emergono anche a carico dei responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara. Il 6 gennaio 2017, si ruppe il cambio della turbina sgombraneve destinata specificamente al tratto Penne-Rigopiano dal Piano Emergenza Neve. I funzionari provinciali non provvidero per tempo alla sostituzione del mezzo, esponendo la struttura alberghiera all’isolamento proprio nei giorni di massimo pericolo valanghivo. Inoltre, omisero di richiedere l’intervento dei mezzi dell’ANAS, che avrebbero potuto raggiungere l’hotel consentendone l’evacuazione prima del distacco della valanga.
Le mancanze del Comune di Farindola nella gestione dell’emergenza
La requisitoria dedicata al Comune di Farindola ricostruisce un quadro di omissioni da parte del sindaco e del responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale. Secondo la Procura, venne omesso l’aggiornamento del Piano Comunale di Emergenza relativamente al rischio valanghivo, nonostante le indicazioni ripetute della Regione Abruzzo. Il 17 gennaio 2017, il bollettino Meteomont segnalava un pericolo valanghe di grado 3-4, con previsione di grado 4 per i giorni successivi. Nonostante l’allerta e l’elevato rischio di isolamento della struttura, il sindaco, nella sua qualità di responsabile locale di Protezione Civile, non emanò l’ordinanza di sgombero dell’hotel né quella di limitazione della circolazione verso Rigopiano.
Il pomeriggio del 17 gennaio: ospiti accompagnati in hotel mentre cresceva il pericolo
Nel pomeriggio del 17 gennaio, mentre invitava i cittadini a limitare gli spostamenti in auto alle sole esigenze eccezionali, il primo cittadino accompagnò personalmente alcuni turisti alla struttura. I mezzi sgombraneve della Provincia raggiunsero l’hotel non soltanto per far scendere i clienti che avevano concluso il soggiorno, ma anche per farne salire altri, proprio nelle ore in cui il pericolo aumentava.
La catena di omissioni che condusse alla tragedia
Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’insieme delle omissioni ha inciso in modo determinante sul tragico esito. Le carenze nella pianificazione regionale del rischio valanghivo, la mancata attuazione del Piano comunale di emergenza, l’inadeguatezza dei mezzi per la viabilità provinciale e il mancato coordinamento con ANAS, unite alla mancata adozione tempestiva delle ordinanze sindacali, esposero colpevolmente chi si trovava nell’hotel e chi vi fece accesso all’isolamento proprio quando la valanga minacciava di staccarsi dal Monte Siella. Questo insieme di responsabilità regionali, provinciali e comunali contribuì a creare le condizioni che portarono alla morte delle 29 vittime.
Le conclusioni della Procura Generale: confermate le richieste precedenti
Sulla base di tali premesse giuridiche e dell’analisi delle singole posizioni processuali, la Procura Generale ha confermato le precedenti conclusioni già presentate all’udienza del 17 novembre scorso. L’unica eccezione riguarda il funzionario regionale Belmaggio Sabatino, per il quale è stata chiesta l’assoluzione.
Il processo di appello-bis a Perugia continua a far luce sulle responsabilità della strage di Rigopiano, con la Procura che individua una catena di omissioni a livello istituzionale.