Il Comune di Terni ha approvato in via definitiva il Piano di Gestione Forestale 2024-2033, lo strumento che disciplina per il prossimo decennio la gestione del patrimonio agroforestale comunale. Il provvedimento riguarda circa 3.870 ettari di boschi e pascoli, suddivisi in 257 unità di compartimentazione, e nasce con l’obiettivo di integrare la tutela ambientale nella programmazione urbana della città umbra. Alla base della scelta ci sono ragioni di prevenzione del rischio idrogeologico e degli incendi, oltre alla volontà di valorizzare il verde come infrastruttura naturale al servizio della comunità.
Il Piano introduce una gestione multifunzionale del patrimonio forestale, che tiene insieme protezione idrogeologica, salvaguardia della biodiversità, prevenzione degli incendi, uso sostenibile di boschi e pascoli e fruizione turistico-ricreativa delle aree verdi. La funzione protettiva riguarda la parte prevalente delle superfici interessate dal piano, e ogni intervento sarà accompagnato da strumenti di tracciabilità e monitoraggio, per garantire che le azioni previste siano verificabili nel tempo.
Non si tratta di un provvedimento isolato: la strategia forestale si collega direttamente ad Agenda Urbana, il programma comunale che affronta insieme sostenibilità ambientale, rigenerazione degli spazi, mobilità e valorizzazione culturale. Tra gli interventi già previsti figurano opere sul verde pubblico, la rigenerazione di alcune aree cittadine e il potenziamento dei collegamenti con la zona di San Valentino, luogo identitario per la città di Terni.
Un caso concreto di questa impostazione è il progetto di riqualificazione di viale Turati, finanziato con oltre 838mila euro nell’ambito del programma “Vivi Terni”. L’intervento prevede un asse centrale alberato, nuove aiuole, ulteriore vegetazione e pavimentazioni drenanti, pensate anche per la gestione delle acque meteoriche e per la riduzione delle temperature superficiali nelle giornate più calde. La finalità dichiarata è creare una connessione ecologica tra il fiume Nera, l’area sportiva Franco Casagrande e il parco di viale Trento.
Sul senso complessivo dell’operazione è intervenuta l’assessore al Patrimonio del Comune di Terni, Michela Bordoni, che ha spiegato: “Tutelare l’ambiente significa programmare, prevenire i rischi e fare in modo che le scelte che assumiamo oggi producano valore anche tra dieci, venti o trent’anni. Il bosco, così come il verde urbano, non è uno spazio residuale. È patrimonio della comunità e infrastruttura naturale: protegge il suolo, contribuisce alla qualità dell’aria, contrasta gli effetti climatici, custodisce biodiversità e può rendere il territorio più vivibile e attrattivo. Per questo la tutela ambientale deve entrare stabilmente nelle scelte patrimoniali e nella programmazione della città”.
Le parole dell’assessore
L’assessore ha inoltre collegato la dimensione ambientale a quella culturale del progetto: “Vogliamo coniugare assetto urbano, ambiente e identità culturale. Via Turati rappresenta una delle vie che conducono a San Valentino: renderla più verde, alberata, accessibile e riconoscibile significa non soltanto migliorare un’arteria urbana, ma accompagnare fisicamente e idealmente cittadini e visitatori verso uno dei luoghi identitari della nostra città. Agenda Urbana prevede infatti che l’asse di San Valentino colleghi interventi infrastrutturali e culturali: riqualificazione dell’area della Basilica, accessibilità da via Turati, verde, percorsi e strumenti digitali per raccontare il percorso urbano legato al Santo patrono. La sfida è passare dalla logica del singolo intervento alla programmazione del patrimonio verde della città. Foreste comunali, alberature, parchi, strade e percorsi urbani devono concorrere a un unico obiettivo: rendere Terni più vivibile, più resiliente e più bella. Il patrimonio che amministriamo oggi non appartiene soltanto a noi: è ciò che abbiamo ricevuto e ciò che consegneremo ai nostri figli. Per questo ambiente e patrimonio devono essere programmati insieme”.
Sul piano economico-gestionale, il documento prevede che la gestione programmata del patrimonio forestale rappresenti anche una forma di prevenzione dei costi futuri legati a dissesti, incendi e degrado ambientale. È inoltre stabilito che almeno il 10% dei ricavi netti derivanti dalla gestione dei beni forestali comunali venga reinvestito in attività di pianificazione, conservazione, miglioramento e potenziamento dei boschi, chiudendo così un ciclo virtuoso tra sfruttamento sostenibile delle risorse e tutela a lungo termine del territorio.
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