Commercio umbro in affanno: Terni parziale argine al crollo degli occupati

Dati della Camera di Commercio: l'aumento di 170 occupati, riduce una crisi comunque conclamata, che si segnala con il calo di 557 lavoratori nel perugino che porta il dato in negativo a 387 su base annua

Negozio

Il settore del commercio in Umbria, dopo aver superato i livelli occupazionali pre-Covid, nel 2024 “è in affanno”, registrando un calo significativo degli addetti, sia familiari che dipendenti, soprattutto nella provincia di Perugia. La situazione appare meno grave a Terni, dove l’occupazione continua a migliorare, sebbene la riduzione del numero di imprese attive nel settore sia “inesorabile” in entrambe le province.

Terni tiene botta, si diceva, perchè con l’aumento di 170 occupati, è parziale argine ad una crisi comunque conclamata, che si segnala con il calo di 557 lavoratori nel perugino che porta il dato in negativo a 387 su base annua (dati calcolati dal secondo trimestre 2023 allo stesso del 2024).

La riduzione delle imprese colpisce i negozi di prossimità, rendendo l’Umbria una delle regioni centrali più difficili per raggiungere un esercizio commerciale in meno di 15 minuti, come evidenziato dal centro studi Tagliacarne in un rapporto presentato a luglio. I dati emergono dal report della Camera di commercio dell’Umbria, basato su dati aggiornati al secondo trimestre 2024 del Sistema camerale.

“La flessione in provincia di Perugia ferma la crescita dell’occupazione nel commercio umbro,” afferma l’ente camerale, evidenziando che la perdita di 585 negozi più piccoli in un anno ha ridotto significativamente gli addetti familiari, non più compensata dall’aumento degli addetti dipendenti.

“La trasformazione del commercio in Umbria emerge con chiarezza,” sottolinea il rapporto, evidenziando come il settore sia in una fase di transizione complessa.

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, spiega che “nel 2024, si registra una battuta d’arresto” nell’occupazione delle imprese commerciali a Perugia, che compromette il bilancio regionale nonostante la crescita a Terni. “Bisognerà vedere se si tratta della fine della coda della forte ripresa post Covid o di una fase di riassetto del settore,” sostiene Mencaroni, aggiungendo che potrebbe essere un mix di entrambe le cose.

La sfida strategica, secondo Mencaroni, consiste in una programmazione regionale che supporti la trasformazione del settore, garantendo concorrenza libera ma tutelando i negozi di prossimità, fondamentali per la coesione sociale in molte aree umbre. “Su questo in Umbria c’è ancora molto da lavorare,” conclude, evidenziando l’importanza di un’urbanistica che favorisca il modello della “città a 15 minuti”, per migliorare la qualità della vita dei cittadini

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