Come era prevedibile, stanno facendo molto rumore le dimissioni del professor Josè Maria Kenny da consigliere comunale. Non tanto per la scelta, evidentemente personale e motivata da questioni professionali – il docente italo-argentino è un ingegnere dei materiali di fama internazionale e giustamente andrà a coordinare una missione di ricerca universitaria all’estero – quanto perchè Kenny era il candidato sindaco del centrosinistra.
Dunque cosa sarebbe successo se Kenny avesse vinto? A chiederselo – insieme al perchè si sia scelto di puntare non certo su un nome nuovo, per età e militanza politica – non è però il centro destra bensi Terni Valley, non proprio un’associazione nemica del Pd, che nella precedente legislatura esprimeva addirittura un consigliere (Gentiletti).
In una nota, Terni Valley non risparmia le accuse: “La decisione del professor Josè Maria Kenny di dimettersi dalla carica di consigliere comunale merita sicuramente rispetto ma conferma ancora una volta l’inadeguatezza della classe dirigente del Partito Democratico ternano che decise di candidarlo sindaco, rimanendo addirittura fuori dal ballottaggio”. Questo episodio, per Terni Valley, rappresenta l’ennesima dimostrazione di una classe politica incapace di rigenerarsi e di ricostruire l’unità necessaria per contrastare l’egemonia della destra locale.
La scelta di Kenny come candidato sindaco non solo non ha portato i risultati sperati, ma, secondo Terni Valley, ha “messo la pietra tombale su ogni possibilità di ricostruzione dell’unità delle forze alternative che nei precedenti cinque anni avevano lavorato insieme all’opposizione”. L’insuccesso di quella decisione ha creato una spaccatura profonda all’interno del centrosinistra ternano, una ferita che, come sottolineato nella nota, difficilmente potrà essere sanata.
Terni Valley prosegue denunciando la mancanza di autocritica all’interno del Pd e di altri partiti della coalizione di centrosinistra: “Una unità, invero, già rotta da altri e per la quale i responsabili, di ogni partito, non hanno mai fatto autocritica politica o mai rassegnato le loro dimissioni”. Questa mancanza di responsabilità ha, secondo loro, rafforzato la posizione di pochi individui all’interno del partito, i quali continuano a influenzare e condizionare i processi politici locali, allontanando il centrosinistra da una reale capacità di rinnovamento.
La nota si conclude con una riflessione amara sul futuro del centrosinistra a Terni: “Noi, oggi come allora, riteniamo che la sinistra dovrebbe dare il buon esempio ed essere la forza del rinnovamento”. Invece, si denuncia come la scelta dei candidati continui a essere imposta dall’alto, senza un reale legame con la città e i suoi abitanti. Il rischio è che il centrosinistra ternano, incapace di innovarsi e di attrarre nuove generazioni di elettori, continui a perdere terreno, relegato a una minoranza politica sempre più distante dalle esigenze dei cittadini.
Giovedì mattina a Palazzo Spada in una conferenza stampa, il Pd ufficializzerà l’ingresso di Emidio Gubbiotti a Palazzo Spada: difficile che non si parli anche di questa uscita.