Mark Samson si spacciava per Ilaria Sula e agganciava ragazzi sui social

La surreale vicenda di un ragazzo di Cassino. Ed un altro, appena conosciuto dalla studentessa, si è visto usare inconsapevolmente il volto su Tinder per depistare le indagini

Una storia agghiacciante e dai risvolti surreali ha coinvolto un giovane di Cassino, che si è ritrovato inaspettatamente al centro delle indagini sull’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa ternana brutalmente assassinata a Roma dal suo compagno, Mark Samson, 23 anni, di origine filippina, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Ne riferisce Frosinone Today.

Il ragazzo, residente nel sud della provincia di Frosinone, aveva conosciuto Ilaria alcuni mesi prima tramite social network, instaurando con lei un rapporto di amicizia virtuale attraverso Messenger. I due si scrivevano regolarmente, condividendo pensieri e quotidianità, in un clima di crescente fiducia.

Tuttavia, quando Ilaria era già stata uccisa, il giovane ha continuato a ricevere messaggi. A rispondere però non era più la ragazza, ma il suo stesso assassino. Per diversi giorni, infatti, Samson ha utilizzato il profilo social della vittima per rispondere ai messaggi e mantenere viva l’apparenza che Ilaria fosse ancora in vita. Un gesto che sembra finalizzato a guadagnare tempo e depistare le ricerche, ritardando così il ritrovamento del corpo.

La verità è venuta a galla grazie alle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Roma, che ha ricostruito la cronologia dei messaggi attraverso l’analisi dei tabulati. La conversazione tra Ilaria (o meglio, il suo profilo) e il giovane frusinate è risultata determinante per comprendere la dinamica post-delitto.

Convocato dagli investigatori come persona informata sui fatti, il ragazzo ha raccontato nei dettagli la sua conoscenza con Ilaria, fornendo testimonianze cruciali sul prolungarsi delle comunicazioni anche nei giorni successivi alla scomparsa della giovane. Questo elemento ha permesso di delineare con maggiore chiarezza l’azione manipolatoria del killer, che — secondo quanto emerso — sarebbe stato aiutato dalla madre nell’occultamento del cadavere.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Mark Samson, dopo aver compiuto il delitto, avrebbe riposto il corpo di Ilaria in un borsone, con la complicità della madre, e lo avrebbe poi abbandonato in una zona impervia della campagna romana. L’orribile scoperta è avvenuta solo giorni dopo, quando ormai il giovane del Cassinate aveva già scambiato numerosi messaggi con quello che credeva essere Ilaria, ma era in realtà il suo assassino.

Un’altra vicenda simile ha coinvolto un v, agente commerciale ed ex studente alla Sapienza che inconsapevolmente ha trovato una sua foto nelle chat di Ilaria Sula: Samson l’aveva messa per far credere che Ilaria fosse con lui a Napoli e per depistare le ricerche: “Io e Ilaria ci siamo conosciuti su Tinder solo due giorni prima della sua sparizione, ovvero lunedì 24 marzo. Poi non l’ho più sentita, ma non ci ho fatto caso. Era una delle tante chat aperte su quell’app”, ha spiegato a Il Messaggero. Nessun incontro, nessun legame reale con la studentessa di Terni fuori sede. Solo una breve conversazione: domande semplici, quelle classiche per rompere il ghiaccio e poi più nulla.

Ma Samson ha continuato ad usare la sua faccia, con le poche informazioni che aveva. Una volta contattato dagli inquirenti, il giovane romano ha subito collaborato spiegando la situazione. Il ragazzo non denuncerà Samson, ma si sente una vittima collaterale, un volto usato senza consenso, un’esca nella sceneggiatura di un assassino. Eppure, nonostante tutto, non lo denuncerà: “Tanto l’ergastolo lo prende lo stesso. Ma ha infangato il mio volto senza nessuna ragione»”

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10 mesi fa

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