Una città stretta attorno al suo patrono, San Giovenale, in un evento che è molto più di una ricorrenza religiosa: è identità, memoria e testimonianza viva di fede. Sabato 3 maggio, la comunità narnese ha celebrato con solennità il proprio santo patrono, in una giornata culminata con il pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu nella concattedrale e con una processione partecipata che ha attraversato le vie del centro storico.
Le autorità civili, militari e religiose presenti – dal sindaco Lorenzo Lucarelli alla presidente della Regione Stefania Proietti, fino ai rappresentanti delle parrocchie e dei Terzieri della Corsa all’Anello – hanno conferito solennità all’evento, insieme a una folta presenza di fedeli e al corteo in abiti medievali.“La vita di Giovenale – ha detto il vescovo Soddu – fa trasparire ed emergere la vita stessa di Gesù, che ci viene donata come seme piantato, morto e risorto, frutto abbondante per la vita del mondo”.
San Giovenale, vescovo e martire: una figura attuale
La celebrazione ha rappresentato un’occasione per riscoprire il valore spirituale e storico di San Giovenale, giovane medico originario di Cartagine, inviato nel 368 a Narni da papa Damaso per confermare la fede della comunità cristiana locale. Fu il primo vescovo della città e morì martire il 3 maggio, giorno in cui viene commemorato nei martirologi antichi.“San Giovenale – ha ricordato il vescovo – è un testimone attuale della fede, che ha saputo incarnare nella propria vita il Vangelo del Signore”.
Durante l’omelia, mons. Soddu ha centrato il suo messaggio sulla vigilanza spirituale e sull’impegno quotidiano nella fede: “Essere cristiani significa mettere in pratica la vigilanza… Dinanzi agli attacchi del maligno sulla comunità dei credenti è necessario vigilare”.
Un invito chiaro e diretto, che rievoca anche l’esortazione di San Paolo:“Vigilate su voi stessi e su tutto il gregge…”.
La preghiera e il segno della speranza
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della preghiera come respiro vitale della fede. Il vescovo ha invitato i presenti a non “volare a bassa quota” ma ad alzare gli occhi al cielo, come Gesù, nel momento della preghiera, per oltrepassare ogni nube dell’esistenza.“Il segno principale è dato dal modo con cui Gesù si esprime… Alzati gli occhi al cielo”.
Con riferimento all’Anno Santo, il vescovo ha definito questo tempo un’occasione per rinascere spiritualmente, nel quotidiano:“Abbiamo la felice opportunità di essere noi, ciascuno di noi, il seme fecondo della presenza di Dio… per assaporare il gusto della vita nuova”.
Una città in cammino, tra fede e tradizione
Alla conclusione della messa, il corteo storico, musici, tamburini, bambini del catechismo e sacerdoti hanno accompagnato il busto del santo nella processione fino a piazza dei Priori. Qui, davanti a un’intera città riunita, il vescovo ha pregato per la comunità, prima del rientro in concattedrale e della benedizione finale.
Una festa che ha saputo unire fede, storia e partecipazione popolare, rendendo ancora più attuale il messaggio del patrono Giovenale, che “continua a guidare la Chiesa narnese come pastore e testimone di vita piena”.