Verdecchia, lei è un pendolare quotidiano tra Terni e Roma. Qual è la situazione attuale?
Vivo sulla mia pelle, ogni giorno, la realtà che accomuna centinaia di pendolari. La mia è stata una scelta di vita precisa: con mia moglie abbiamo scelto Terni per la sua dimensione umana e la sua bellezza, un’alternativa concreta alla vita congestionata di Roma. E come me, molti hanno fatto o vorrebbero fare questa scelta. Attraversare la Capitale può richiedere più tempo e stress che percorrere i 100 km che ci separano. Questa opportunità, però, si scontra con un servizio ferroviario che peggiora anziché migliorare, tradendo le potenzialità del nostro territorio.
Quali sono le difficoltà principali?
Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile. Mentre la tecnologia e gli investimenti dovrebbero ridurre i tempi di percorrenza, sulla nostra linea assistiamo a un loro progressivo allungamento. Ho notato che il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha celebrato con orgoglio la nuova tratta Ferentino-Roma Tiburtina, percorsa in 28 minuti per 66 km di tratta ferroviaria. Una notizia ottima per quel territorio, ma che per noi suona come una beffa. La nostra distanza da Roma è di poco superiore, allora perché per noi il servizio si degrada e i tempi si dilatano? Anche Terni e l’Umbria meritano quella visione di ‘ricchezza sociale ed economica’ legata all’alta velocità, ma le scelte politiche attuali vanno purtroppo in direzione opposta.
In che senso il treno può generare ricchezza per Terni?
Il potenziale è enorme e va considerato una leva strategica per il futuro di Terni e dell’Umbria. Nell’area metropolitana di Roma vivono oltre 4 milioni di persone. Basterebbe intercettare una frazione minima di questo bacino, persone in cerca di una migliore qualità della vita, per innescare un circolo virtuoso: nuova residenzialità, rilancio del mercato immobiliare, impulso al commercio e al turismo e un generale arricchimento del nostro tessuto sociale. Ma per attrarre queste energie, non bastano le belle parole: servono infrastrutture di trasporto rapide, efficienti e soprattutto affidabili. Il treno è il nostro principale biglietto da visita.
Cosa pensa del dibattito che si è aperto con questa iniziativa?
Ogni dibattito che accende i riflettori su questo tema è prezioso, specialmente se nasce in un contesto ‘neutro’ che favorisce il confronto costruttivo tra le diverse forze politiche. Tuttavia, la discussione deve superare il futile gioco dello scaricabarile e puntare alla soluzione. Le responsabilità politiche sono chiare e vanno assunte, ma noi cittadini e pendolari non possiamo e non dobbiamo rassegnarci. Soprattutto, non possiamo accettare aumenti tariffari che suonano come un insulto: l’abbonamento è aumentato, il biglietto singolo del Regionale è schizzato a 9 euro. Per cosa? Per viaggiare per quasi due ore, spesso in piedi e in condizioni di sovraffollamento. È una logica inaccettabile, è passato da 7 a 9 euro, la prima
classe costa quasi 14€, e per cosa? Per 1 ora e 40, a volte anche in piedi, senza contare il lungo tratto a piedi dal binario est per uscire da Termini.
Quali soluzioni si potrebbero mettere in campo?
La prima, fondamentale, è smantellare l’idea che per avere un servizio migliore si debba pagare di più. La priorità deve essere garantire il diritto alla mobilità. Le soluzioni concrete esistono: invece di aumenti indiscriminati, la Regione Umbria dovrebbe farsi carico di agevolare economicamente i suoi cittadini pendolari, negoziando con Trenitalia convenzioni e sconti per l’utilizzo di treni a mercato come Frecciarossa e Intercity, sarebbe un investimento non un costo. La Regione, che attinge risorse dalle tasche dei cittadini, ha il dovere di reinvestirle in priorità sociali come questa, migliorando la vita di chi si muove per lavoro o studio.
Secondo lei ci sono margini per cambiare le cose?
I margini esistono, a patto che ci sia una visione politica chiara e determinata. Forse l’obiettivo dei 28 minuti è irrealistico per la nostra linea, ma puntare a scendere sotto i 40 minuti deve diventare un traguardo strategico e non più differibile. L’alternativa, ovvero l’ora e quaranta attuale, è semplicemente un’ipotesi non contemplabile per una città che vuole crescere e far crescere l’intera Regione. Non possiamo più permetterci di attendere passivamente. Come pendolare, cittadino e rappresentante delle istituzioni, sento il dovere di battermi in prima persona per questo.
Ha fiducia nel fatto che chi ha responsabilità ascolti queste istanze?
So che ai vertici di RFI ci sono persone che conoscono e vivono il nostro territorio. Non posso sapere se sperimentino quotidianamente i disagi dei pendolari, ma ho motivo di credere che siano persone attente e consapevoli. La mia non è una protesta fine a se stessa, ma una proposta costruttiva per il bene comune. Sono convinto che se tutti noi – pendolari, associazioni, istituzioni locali – faremo sentire la nostra voce in modo unito, chiaro e determinato, non potremo non essere ascoltati e potremo finalmente ottenere i risultati concreti che Terni e l’Umbria attendono.