Barone già progetta la nuova impresa: “Ora il Brasile in bicicletta”

Dopo 37 giorni in barca a remi, l’esploratore umbro è approdato in Guyana Francese: prossimo obiettivo attraversare il cuore della foresta amazzonica fino ai piedi delle Ande

Ha attraversato l’oceano Atlantico da solo, in barca a remi, senza alcuna esperienza marina precedente. Ma Lorenzo Barone, 28 anni, originario di San Gemininon si ferma e rilancia la sfida. Dopo aver toccato terra nei pressi di Kourou, in Guyana Francese, è già pronto per una nuova avventura attraverso l’Amazzonia. Obiettivo: raggiungere il Brasile in bicicletta e poi risalire il Rio Branco e il Rio Negro in canoa fino al Rio delle Amazzoni, per poi dirigersi verso le Ande.

«Ora compro una bici, possibilmente usata, per attraversare il Suriname e la Guyana», ha raccontato l’avventuriero all’ANSA, pochi minuti dopo l’arrivo. Una volta a Caracarai, città brasiliana affacciata sul Rio Branco, Barone cercherà una canoa con cui affrontare un viaggio fluviale di 2-3 settimane, fino a entrare nel cuore della foresta amazzonica, spingendosi infine verso l’arco andino.

Il viaggio, parte del progetto “Dust – La via della Sabbia”, segue l’itinerario ideale della polvere sahariana, che attraversa l’oceano ogni anno portando nutrimento alla foresta pluviale. Partito dalle coste della Mauritania, Barone ha affrontato 37 giorni di navigazione in solitaria, durante i quali ha conosciuto la fatica, l’imprevisto e l’adattamento.

“Vedere di nuovo altri colori che non fossero quelli dell’oceano, sentire gli odori della giungla, della terra, gli insetti… è tutto molto strano”, ha confidato. L’impatto con la terraferma dopo settimane in mare non è stato semplice: «In piedi ci sto, ma perdo subito l’equilibrio», ha ammesso, mentre si occupava della spedizione della barca verso l’Europa, tramite container.

Sul proprio profilo Facebook, Barone ha condiviso una lunga riflessione personale sulla traversata:
«L’acqua dell’Atlantico è passata sotto e sopra di me e della mia piccola barca a remi, dalla prima all’ultima goccia. I miei piedi hanno lasciato l’ultima impronta sulla costa della Mauritania e ora proseguiranno nella terra fangosa dell’Amazzonia».

Non è mancato nulla in questa impresa: un ribaltamento notturno con imbarco d’acqua, rottura di un pannello solare, un dissalatore elettrico difettoso che lo ha costretto ad azionare quello manuale per tutto il viaggio, e una nausea prolungata per tre settimane, che ha tentato di alleviare con un telo da deserto legato al timone come protezione. E poi le correnti oceaniche che lo hanno trascinato per centinaia di chilometri, fino quasi a farlo naufragare sugli scogli a 15 km dalla costa, salvato solo dall’aiuto di pescatori locali.

“Mi sono dovuto adattare, e questo per me è il cuore dell’avventura e della vita in generale”, ha scritto Barone, sottolineando come le risposte arrivino solo dopo il coraggio di partire, lasciandosi spingere dai venti e dalle onde, come la sabbia del Sahara che ogni anno fertilizza la foresta.

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