FIM, FIOM e UILM, insieme alle RSU di Forvia, hanno tenuto il 10 febbraio assemblee retribuite nello stabilimento Faurecia di Terni per fare il punto su una situazione aziendale molto seria. Il confronto con i lavoratori ha consentito di chiarire una crisi riconosciuta dalla stessa direzione aziendale della multinazionale, che presenta difficoltà «sia dal punto di vista produttivo e organizzativo sia in termini di prospettiva».
Le assemblee hanno rappresentato un momento di analisi condivisa sulla complessità della crisi del plant di Terni. Secondo FIM, FIOM e UILM, il coinvolgimento delle istituzioni regionali rappresenta, allo stato attuale, «la scelta più opportuna per chiarire prospettive, garanzie occupazionali e investimenti per nuove piattaforme, necessari a dare continuità produttiva a un’azienda fondamentale per il territorio ternano».
La richiesta al corporate: dichiarare strategico il sito ternano
Il punto più netto della nota sindacale riguarda il rapporto con il corporate della multinazionale Faurecia. FIM, FIOM e UILM chiedono esplicitamente un’inversione di rotta: il quartier generale deve dichiarare lo stabilimento di Terni sito strategico all’interno del gruppo. Non è sufficiente una politica di mera tenuta: serve una vera strategia di sviluppo industriale, che passi anche attraverso «un’equa ridistribuzione delle produzioni e dei progetti all’interno dei cluster europei di Faurecia».
Trasparenza e chiarezza vengono indicate come condizioni imprescindibili per la prosecuzione di qualsiasi confronto. Le organizzazioni sindacali sottolineano come lo stabilimento abbia storicamente dimostrato affidabilità e professionalità, e che sia possibile, a loro avviso, «costruire un futuro e una prospettiva di lavoro qualificato e dignitoso attraverso un approccio inclusivo e partecipato di tutte le parti». I lavoratori sono tuttora in cassa integrazione.
Scenario congiunturale e rischio per l’industria ternana
Il contesto in cui si muove la vicenda Faurecia è quello di un mercato automotive europeo fortemente ridimensionato, con ripercussioni sull’intera filiera dei componenti. In questo scenario, la tutela dei livelli occupazionali e la difesa delle produzioni industriali sono identificate come priorità assolute.
Le organizzazioni sindacali avvertono che, in assenza di impegni concreti da parte aziendale, un ulteriore indebolimento dello stabilimento rischierebbe di far pagare «ancora ai lavoratori — ma più in generale a tutto il tessuto industriale ternano — un prezzo troppo alto».
Stato di agitazione confermato in assenza di garanzie
Sul piano delle azioni concrete, FIM, FIOM e UILM si riservano di adottare «tutte le iniziative che riterranno necessarie per difendere le produzioni e i lavoratori», confermando il mantenimento dello stato di agitazione qualora non si materializzino le condizioni necessarie per il rilancio e la tenuta dello stabilimento. La nota sindacale congiunta segnala dunque un momento di svolta nella gestione della crisi: il dialogo istituzionale è aperto, ma subordinato a risultati concreti che il corporate dovrà offrire nelle prossime settimane