Droga, cellulari e coltelli: nelle carceri della provincia è allarme sicurezza

Il SAPPE lancia l'allarme: carenze di organico croniche e detenuti violenti mettono a rischio la sicurezza nelle case circondariali umbre

La notte tra il 16 e il 17 febbraio 2026 ha segnato due episodi distinti ma strettamente connessi nelle carceri umbre, portando alla luce le criticità strutturali del sistema penitenziario regionale. Nella Casa di reclusione di Orvieto, una perquisizione straordinaria ha consentito di sequestrare un ingente quantitativo di hashish e cocaina, oltre a numerosi smartphone occultati nelle celle. A poche ore di distanza, nella Casa Circondariale di Terni, una violenta rissa tra detenuti di etnie diverse si è conclusa con un agente di Polizia Penitenziaria accoltellato a una mano e costretto al pronto soccorso cittadino dopo cinque punti di sutura.

La perquisizione straordinaria alla Casa di reclusione di Orvieto

L’operazione condotta ad Orvieto ha visto l’impiego di 25 unità del Reparto di Polizia Penitenziaria, affiancate da due unità cinofile e coordinate dal Comandante dell’istituto. Il risultato è stato la scoperta di stupefacenti e dispositivi di comunicazione nascosti con cura nelle camere detentive. Secondo il SAPPE Umbria — il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria — il sequestro assume un valore ancora più significativo considerando le carenze di organico che gravano sull’istituto, costringendo il personale a turni particolarmente pesanti.

Il Segretario Nazionale per l’Umbria del SAPPE, Fabrizio Bonino, ha evidenziato la duplice pericolosità di quanto trovato: da un lato gli stupefacenti alimentano traffici interni, generano violenza e sopraffazione tra i detenuti; dall’altro i cellulari rappresentano un canale di comunicazione illegale con l’esterno, con il rischio concreto che alcuni soggetti continuino a delinquere direttamente dalle celle.

Bonino ha sottolineato la particolare gravità degli episodi in un istituto come quello orvietano, tradizionalmente orientato a un trattamento intensivo e al recupero sociale: “Questo carcere offre moltissime attività intramurarie e progetti di reinserimento che dovrebbero essere colti e apprezzati dalla popolazione detenuta come un’opportunità.”

La giornata di fuoco a Terni: rissa, incendi e un agente ferito

Ben più drammatica la situazione registrata nel capoluogo ternano. Una violenta rissa tra detenuti marocchini e tunisini ha investito un’intera sezione della media sicurezza, che ospita circa 60-65 ristretti. I disordini si sono protratti per dodici ore consecutive, mettendo a dura prova un personale già fortemente sottodimensionato.

Nel pomeriggio, un detenuto di nazionalità marocchina ha innescato una catena di eventi critici: atti di autolesionismo, la simulazione di un’impiccagione e ripetuti incendi della camera detentiva. La prontezza degli agenti in servizio ha evitato conseguenze più gravi. Il bilancio finale ha tuttavia registrato il ferimento di un collega, colpito con un oggetto da taglio a una mano.

A rendere ancora più critico il quadro, i numeri relativi alla popolazione detenuta: su quasi 600 presenti, ben 212 risultano trasferiti per ordine e sicurezza, provenienti in larga parte da istituti toscani come Prato, Firenze e Pisa, nonostante il distacco dal Provveditorato della Toscana. “Si continua a riempire il carcere di Terni senza fornire al personale gli strumenti e gli organici per gestire l’emergenza”, ha dichiarato Bonino.

Le richieste del SAPPE Umbria alle autorità

Il sindacato ha formulato un appello formale indirizzato alle Direzioni degli istituti, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, articolato in cinque punti principali.

In primo luogo, il SAPPE chiede provvedimenti disciplinari esemplari e trasferimenti immediati per tutti i detenuti coinvolti nei fatti di Orvieto e Terni. Per l’istituto orvietano, l’allontanamento dei soggetti coinvolti nei sequestri è ritenuto indispensabile per preservare la vocazione al trattamento rieducativo intensivo. Per Terni, si richiede invece un controllo più rigoroso sui flussi detentivi, con l’obiettivo di non sovraccaricare ulteriormente una struttura già al limite della vivibilità.

A queste richieste si aggiungono un potenziamento immediato degli organici e maggiori tutele per il personale esposto quotidianamente a situazioni di pericolo, oltre al sostegno concreto per i colleghi feriti. Il SAPPE sottolinea che i detenuti caratterizzati da comportamenti violenti e senza prospettive di recupero dovrebbero essere trasferiti in istituti non orientati al trattamento intensivo, lasciando spazio a quanti mostrano una concreta disponibilità al reinserimento sociale.

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