Nel 2025 l’Umbria registra il più alto livello di indebitamento al consumo per famiglia tra le regioni italiane, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre sui finanziamenti concessi alle famiglie. Ogni nucleo familiare umbro presenta un’esposizione media di 7.514 euro, con una crescita del 5,1% rispetto al 2024. Il valore supera di quasi 860 euro la media nazionale, pari a 6.657 euro. Complessivamente, il credito al consumo delle famiglie umbre raggiunge 2 miliardi e 919,8 milioni di euro, 142,4 milioni in più nell’arco di un anno.
Perugia concentra la quota maggiore dell’indebitamento
A incidere maggiormente sul dato regionale è la provincia di Perugia, dove l’esposizione media raggiunge 7.677 euro per famiglia. Il valore colloca il territorio al sedicesimo posto nella graduatoria nazionale delle province.
Anche in questo caso il confronto con l’anno precedente evidenzia una crescita: rispetto al 2024, infatti, l’indebitamento medio è aumentato del 5,5%. In termini complessivi, il debito delle famiglie della provincia ammonta a 2 miliardi e 196,3 milioni di euro.
La dinamica del territorio perugino contribuisce quindi in maniera significativa al dato complessivo dell’Umbria, considerando il peso della provincia sul totale regionale.
A Terni debito medio in aumento
L’esposizione delle famiglie risulta più contenuta nella provincia di Terni, ma anche in questo territorio il credito al consumo ha registrato un incremento.
Nel 2025 il debito medio raggiunge 7.062 euro per famiglia, con un aumento del 4% in un anno. Il valore complessivo dell’esposizione provinciale arriva invece a 723,5 milioni di euro.
Nella graduatoria nazionale delle province, Terni occupa il 36esimo posto. Pur con una crescita inferiore rispetto a quella registrata nella provincia di Perugia, anche il territorio ternano contribuisce dunque all’aumento dell’indebitamento complessivo delle famiglie umbre.
Perché cresce il ricorso al credito
L’analisi della Cgia si inserisce in un quadro nel quale il credito al consumo assume un ruolo sempre più rilevante nella gestione delle spese familiari. Le motivazioni alla base del ricorso ai finanziamenti possono essere differenti.
Una parte delle famiglie può avere necessità di ottenere liquidità immediata per affrontare spese impreviste o difficoltà nella gestione delle uscite mensili. Un’altra parte può invece ricorrere ai prestiti per acquistare beni durevoli di valore significativo, come automobili, mobili, elettrodomestici o apparecchi elettronici.
Il finanziamento consente di distribuire nel tempo il pagamento di queste spese, ma comporta anche un costo legato agli interessi e alle condizioni applicate dagli intermediari finanziari.
Inflazione e potere d’acquisto tra i fattori indicati
Tra gli elementi che aiutano a leggere l’aumento del ricorso al credito c’è anche l’erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione. Negli ultimi anni l’incremento dei prezzi di beni e servizi ha modificato la capacità di spesa delle famiglie.
Secondo il quadro descritto nell’analisi, per una parte dei nuclei familiari stipendi e pensioni non sono cresciuti allo stesso ritmo dei prezzi, rendendo più complessa la gestione delle spese quotidiane. Il ricorso al credito può quindi rappresentare, in alcuni casi, uno strumento per sostenere il livello dei consumi o affrontare esborsi che non possono essere coperti immediatamente con le disponibilità economiche.
Il fenomeno riguarda anche il cosiddetto ceto medio, per il quale il mantenimento delle abitudini di consumo può richiedere un maggiore ricorso ai finanziamenti.
Il costo dei prestiti resta un elemento da considerare
L’aumento dell’indebitamento deve essere letto anche alla luce del costo del credito. Il Taeg sul credito al consumo è arrivato al 10,38% a luglio, rendendo più onerosa la sottoscrizione di un finanziamento.
L’incremento delle somme prese a prestito non coincide quindi semplicemente con una maggiore disponibilità finanziaria per le famiglie: alla restituzione del capitale si aggiungono infatti gli oneri legati al finanziamento.
Per i nuclei che utilizzano il credito per sostenere consumi o affrontare esigenze di liquidità, il livello dei tassi rappresenta pertanto un elemento che incide sul costo complessivo delle operazioni.
In Italia prestiti per il consumo a 178 miliardi
Il dato dell’Umbria si inserisce in una tendenza più ampia che interessa l’intero Paese. Nel 2025 i prestiti destinati al consumo in Italia hanno raggiunto circa 178 miliardi di euro, confermando il peso crescente del credito nei bilanci delle famiglie.
L’analisi evidenzia inoltre forti differenze territoriali nei livelli di indebitamento. L’Umbria si colloca al vertice per esposizione media familiare, con una situazione che riflette l’aumento registrato sia nella provincia di Perugia sia in quella di Terni.
I numeri restituiscono così un quadro nel quale il credito al consumo rappresenta una componente sempre più significativa delle modalità con cui le famiglie finanziano acquisti, spese e necessità di liquidità.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.