Una donna afghana di 29 anni ha trovato il coraggio di interrompere una situazione di presunte violenze e di rivolgersi alle istituzioni, dando origine a un procedimento giudiziario concluso con la condanna dell’ex compagno. La vicenda, avvenuta a Terni tra il 2024 e il 2025, ha portato alla condanna di un uomo iracheno di 35 anni a cinque anni di reclusione per maltrattamenti e violenza sessuale.
La decisione è arrivata dal tribunale di Terni in composizione collegiale, presieduto da Simona Tordelli e composto dalle giudici Ersilia Agnello e Francesca Scribano. Il procedimento ha evidenziato il ruolo della rete di supporto costruita attorno alla donna, che comprendeva investigatori, magistratura, istituzioni scolastiche e operatori di un centro antiviolenza.
La donna, nonostante le difficoltà linguistiche e l’assenza iniziale di una rete personale sul territorio, ha scelto di cercare aiuto e di intraprendere un percorso verso l’autonomia.
Dal Kuwait all’Italia: il percorso verso l’indipendenza
Secondo quanto emerso nel procedimento, la 29enne era arrivata in Italia anche a seguito delle pressioni esercitate dai familiari affinché iniziasse una convivenza con l’uomo poi denunciato. In precedenza aveva avuto un lavoro in Kuwait, una condizione che le aveva garantito una propria indipendenza economica.
Una volta in Italia, la donna avrebbe vissuto una relazione caratterizzata da forti limitazioni della propria libertà personale. Secondo l’accusa, il compagno pretendeva che rimanesse in casa, rispettasse i suoi ordini e svolgesse attività di servizio nei confronti del partner e del suo ambiente familiare.
La situazione sarebbe peggiorata anche dopo la partecipazione della donna a un programma dedicato ai richiedenti asilo. Per questa scelta, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe ricevuto insulti e pressioni.
Le accuse: maltrattamenti, minacce e violenza sessuale
Nel corso del processo sono state contestate all’uomo diverse condotte considerate dall’accusa come maltrattamenti: aggressioni verbali, minacce, insulti e presunti episodi di violenza fisica e sessuale.
Secondo la Procura, l’uomo avrebbe rivolto alla compagna anche frasi minacciose e denigratorie, oltre ad averla costretta in alcune occasioni ad avere rapporti contro la sua volontà.
Il tribunale ha inoltre stabilito un risarcimento danni di 40 mila euro in favore della donna, che si era costituita parte civile attraverso l’avvocata Vittorina Sbaraglini. Per l’imputato resta possibile il ricorso nei successivi gradi di giudizio.
Il ruolo della scuola e del centro antiviolenza
La ricostruzione della difesa della donna ha sottolineato quanto sia stato complesso raccogliere gli elementi necessari per sostenere l’accusa. L’avvocata Sbaraglini ha spiegato che la parte offesa parlava soltanto arabo e inglese e che, inizialmente, non aveva conoscenze sul territorio di Terni.
Un passaggio importante è stato rappresentato dalla scuola serale frequentata dalla donna, scelta che sarebbe avvenuta nonostante il disaccordo dell’ex compagno. Attraverso il percorso scolastico, la 29enne avrebbe incontrato insegnanti e compagni di corso che hanno contribuito a sostenerla.
Successivamente è intervenuto anche il centro antiviolenza di Terni, che ha fornito assistenza e protezione durante il percorso di uscita dalla relazione.
Una rete istituzionale per tutelare la vittima
Le indagini sono state condotte dalla II sezione della Squadra Mobile di Terni, in collaborazione con la Procura e gli altri soggetti coinvolti. Il caso ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra diverse realtà nel supporto alle persone che denunciano situazioni di violenza.
Secondo la difesa della donna, durante il processo sarebbero emerse anche testimonianze favorevoli all’imputato, comprese alcune provenienti dall’ambito familiare della vittima. La vicenda giudiziaria ha quindi richiesto un’attenta valutazione delle diverse ricostruzioni presentate.
La sentenza rappresenta l’esito di un procedimento nel quale la donna ha potuto far emergere la propria testimonianza e accedere a strumenti di tutela attraverso le strutture presenti sul territorio.
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