Omicidio Sula, lascia l’incarico il legale di Samson: “Gli avevo suggerito un percorso di verità”

Nel caso del femminicidio di Ilaria Sula a Terni, l’avvocato Fabrizio Gallo revoca la difesa di Mark Samson: “Uccisa e gettata come un rifiuto”. Ora il processo prende un’altra direzione.

“Uccisa barbaramente e gettata come un rifiuto”. Sono queste le parole con cui l’avvocato Fabrizio Gallo ha descritto l’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa di Terni brutalmente assassinata. Un’espressione drammatica, scritta nero su bianco in una lettera con cui il legale ha comunicato la sua uscita di scena dal processo che vede imputato Mark Samson, il 24enne di origini filippine accusato del femminicidio.

La decisione di revocare l’incarico di difesa è arrivata in modo inaspettato. Gallo era stato il professionista che aveva convinto Samson a collaborare con gli inquirenti, portandolo anche a restituire il telefono cellulare della vittima, un elemento chiave nelle indagini.

Nella sua lettera, l’avvocato ha spiegato di aver consigliato all’imputato un percorso di consapevolezza e verità: “Avevo suggerito a Mark, nel diritto sacrosanto di difendersi nel processo, di porre in essere quel percorso di verità in un contesto già grave dove la sua responsabilità oltre ad essere già acclarata è inequivocabile”.

Tuttavia, il giovane ha deciso diversamente. “La decisione di revocare il mandato al sottoscritto coincide con il rispettoso silenzio che ha un imputato”, ha aggiunto Gallo, lasciando intendere che ulteriori dettagli del caso potrebbero coinvolgere anche altri soggetti.

Il ritiro del legale apre ora nuovi interrogativi sulla strategia difensiva di Samson, che ha scelto di esercitare il proprio diritto a non rispondere, evitando ulteriori dichiarazioni. Gallo ha sottolineato di aver agito sempre nel rispetto della deontologia forense, ma ha voluto rimarcare la propria posizione etica: “Avevo sentito la responsabilità, soprattutto in memoria della povera Ilaria, di permettere a Mark un percorso di revisione più credibile che avrebbe potuto consentirgli una valutazione più equilibrata”.

La scelta dell’imputato, secondo il legale, si configura comunque come un diritto legittimo, ma distante da quel cammino di verità che egli riteneva possibile, anche solo come atto morale. “L’imputato ha scelto il diritto sacrosanto di optare per la sua strategia”, ha concluso l’avvocato.

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