Terni e il destino dell’acqua: un patrimonio da riconquistare

Francesco Neri (Io Sono Una Persona per Bene): “Se l’acqua è il nostro futuro, questo è il momento di cambiare rotta. Basta briciole, serve giustizia per i territori che producono ricchezza.”

Francesco Neri

Perché l’evento “Il potere delle acque” è stato così significativo per Terni?

Perché ha riportato al centro del dibattito cittadino un tema fondamentale per l’identità e il futuro del nostro territorio: la gestione dell’acqua. È stato un momento di confronto prezioso, in cui finalmente si è parlato con consapevolezza della nostra risorsa più vitale.

Qual è il legame storico tra Terni e l’acqua?

La storia di Terni è scritta nell’acqua. Fin dalle origini, il toponimo Interamna Nahars – “terra tra due fiumi” – è evidente quanto l’acqua abbia determinato la nostra esistenza. Ha sostenuto l’agricoltura, mosso i mulini, fatto crescere l’industria. Oggi, però, questa simbiosi virtuosa si è spezzata.

Quali sono i problemi attuali più gravi legati alla gestione della risorsa idrica?

Il caso del lago di Piediluco è emblematico: sfruttato per fini energetici, danneggiato nell’ecosistema, abbandonato nel risarcimento. La domanda è: possiamo ottenere concessioni più eque, con regole che tutelino l’ambiente e restituiscano al territorio ciò che gli spetta?

Si parla spesso di “canoni idrici”. Qual è il nodo centrale secondo voi?

Ci sono tre grandi criticità:

  1. L’ammontare dei canoni è troppo basso rispetto ai profitti generati.
  2. La quota trattenuta sul territorio è minima, a differenza di altre regioni italiane.
  3. Le decisioni sono prese altrove, senza coinvolgere Terni.

È inaccettabile che, a fronte di utili fino a 10 miliardi in dieci anni, Terni riceva solo briciole mentre i cittadini vedono salire le bollette.

E ci sono esempi virtuosi in Italia?

Certamente. In Friuli Venezia Giulia, il 51% dei proventi resta sul territorio. In Lombardia si arriva all’80%. In Basilicata, i proventi del petrolio finanziano servizi e infrastrutture. E noi? Noi dobbiamo cominciare a chiederci se questa distribuzione è equa. E se non lo è, dobbiamo rivendicare una ripartizione più giusta.

Quali soluzioni concrete propone per invertire la rotta?

Serve agire su due fronti:

  • Cambiare le regole delle concessioni, con criteri più equi e forme di partenariato pubblico-privato;
  • Riformare la normativa regionale, affinché favorisca davvero la crescita dei territori produttivi.
    L’acqua può tornare a essere il motore di uno sviluppo sostenibile, di una rigenerazione sociale ed economica.

In che modo i cittadini possono giocare un ruolo in questa battaglia?

Dobbiamo informarci, partecipare, decidere. Il consenso e il dissenso sono strumenti di democrazia. Non possiamo delegare tutto o rimanere in silenzio. Abbiamo il potere – e il dovere – di scegliere se il sistema è giusto o se è tempo di cambiarlo.

E la Regione Umbria? Che ruolo dovrebbe avere?

Un ruolo centrale. Ma oggi spesso si comporta come un ostacolo burocratico. Invece dovrebbe essere un motore di coordinamento e promozione, secondo lo spirito originario delle autonomie regionali.

Una conclusione?

Se crediamo che l’acqua sia ancora il nostro futuro, allora questo è il momento di alzare la testa. Serve coraggio, visione e una volontà collettiva di cambiamento.

Redazione

Seguici su

Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Sauro Pellerucci
Dalla gestione dell’emergenza alla progettazione consapevole: il verde urbano come infrastruttura strategica per città più...
Parlare di salute pubblica, al PalaSì!, significa andare oltre le strutture ospedaliere per guardare alla...
Sauro Pellerucci
Il treno è il mezzo di trasporto dello sviluppo sostenibile, non dobbiamo arretrare di un...

Altre notizie