Ai nostri microfoni il Col. Alessio Trecchiodi e l’Arch. Luigi Fressoia autori di CENTRALITÀ DELL’UMBRIA.
Perché i nuovi dodici treni acquistati dall’Umbria non bastano?
Perché, pur essendo moderni e capaci di 200 km/h, non sono compatibili con la direttissima Firenze-Orte–Roma, dove i Frecciarossa viaggiano a 250, ed in futuro grazie a delle modifiche particolari potranno raggiungere 270 e in certi tratti 300 km/h.
Con una linea satura, e convogli ogni tre minuti grazie ai nuovi sistemi di segnalamento, treni più lenti diventano un intralcio: vengono definiti “perturbatori” e spostati sulla linea storica.
Non è un problema politico, ma tecnico. Per questo l’acquisto non è stato lungimirante: possono servire altrove, sull’Adriatica o sulla Tirrenica, che hanno tratte abilitate a 200 km/h, non sulla direttissima.
Qual è allora la soluzione?
Usare i Frecciarossa anche in Umbria e nelle Marche. Non servono i modelli di punta: bastano versioni base o low cost, persino senza bar, con posti dedicate ai pendolari. In Francia, in Veneto e in Lombardia già esiste un sistema simile, sostenuti anche da contributi regionali. Così Orte smetterebbe di essere un “perturbatore” e diventerebbe parte della rete AV.
Ma i costi non rischiano di essere troppo alti?
Un regionale veloce è finanziato dal TPL umbro a circa 12 € al km, quindi il costo totale sfiora i 20€, mentre un Frecciarossa ne costa 30. Se si sostituiscono i regionali, quei 12 € vengono destinati all’AV e i restanti 18 si coprono con la bigliettazione. Bastano circa 250 viaggiatori a tratta per pareggiare i conti. Inoltre lo stesso convoglio può servire più tratte: Perugia–Roma e poi Roma–Napoli o Reggio Calabria.
Esistono esempi concreti di questo modello?
Sì. I Frecciarossa già oggi escono dalla dorsale per raggiungere Trieste, Udine, Bolzano, Genova, Lecce, Sibari, Potenza, Reggio Calabria, persino su linee storiche e a binario unico. Dire che non si può fare in Umbria è falso: si fa già altrove.
Quante corse sarebbero necessarie?
Quattro coppie al giorno per cominciare: due in salita e due in discesa. Dai nodi di Arezzo e Orte i treni potrebbero servire Trasimeno, Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto e Terni, collegando direttamente l’Umbria con Torino, Milano, Reggio Calabria e perfino Lecce. Sarebbe una rivoluzione quotidiana.
Qui entra in gioco la vostra proposta della “retrocessione” dei Frecciarossa. Che cosa significa?
Significa che i Frecciarossa che oggi terminano a Roma o Firenze non devono fermarsi lì, ma proseguire fino a Terni o Perugia per pernottare. La mattina ripartirebbero già dall’Umbria, offrendo collegamenti diretti verso Nord e Sud. Non è un dettaglio ma un cambiamento radicale: l’Umbria diventerebbe capolinea, non più periferia. E a costi minimi, perché i treni devono comunque dormire da qualche parte: tanto vale che dormano in Umbria.
In sintesi, cosa chiedete?
Che l’Umbria abbia lo stesso servizio AV di rete come altre regioni. Non è un privilegio, ma equità e dignità territoriale. Retrocedere i Frecciarossa a Terni e Perugia significa dare alla regione l’unica vera possibilità di non restare esclusa dal futuro ferroviario del Paese.
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