I dipendenti del Caffè Commercio di Terni hanno lanciato un appello pubblico dopo che il loro locale è stato chiuso per 15 giorni in seguito alla rissa scoppiata nel locale che ha coinvolto tre persone. A rischio ci sono i posti di lavoro di 10 famiglie, legate a uno dei locali storici della città, attivo da oltre 30 anni. La chiusura è scattata nei giorni scorsi e il personale ha scelto di rendere pubblica la propria situazione rivolgendosi direttamente alle istituzioni e alla cittadinanza.
Nel comunicato diffuso dai lavoratori, si sottolinea come la durata della sospensione sia ritenuta sproporzionata rispetto alle conseguenze economiche e sociali che comporta. I dipendenti precisano di non voler entrare nel merito del provvedimento amministrativo, ma chiedono una revisione della sua durata, ritenendo che quindici giorni di chiusura rischino di produrre danni difficilmente reversibili per l’attività e per chi vi lavora.
Un locale con oltre tre decenni di storia
Il Caffè Commercio rappresenta, secondo quanto dichiarato dai propri dipendenti, un punto di riferimento consolidato per il tessuto commerciale e sociale di Terni. La sua storia pluridecennale è richiamata esplicitamente nell’appello come elemento di contesto, a testimonianza di un’attività radicata nel territorio.
I lavoratori evidenziano inoltre una scelta gestionale adottata nell’ultimo anno: il locale avrebbe rinunciato volontariamente al lavoro nelle ore notturne, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’esposizione a situazioni potenzialmente critiche. Una decisione che il personale presenta come segnale di responsabilità da parte dei titolari verso la comunità e le autorità.
Il disagio sociale come contesto
Nel testo dell’appello emerge un tema più ampio: quello del disagio sociale urbano che i lavoratori descrivono come un fenomeno noto e diffuso, con cui chi opera in certi contesti cittadini si trova quotidianamente a fare i conti. I dipendenti sottolineano come la gestione di situazioni complesse e imprevedibili faccia parte della realtà lavorativa quotidiana, e come tale onere non possa ricadere esclusivamente sulle spalle di chi gestisce e lavora in un esercizio commerciale.
Questo passaggio dell’appello introduce implicitamente una riflessione sulla responsabilità condivisa tra operatori privati e istituzioni pubbliche nella gestione dell’ordine e della sicurezza nei luoghi di aggregazione urbana.
La richiesta alle istituzioni e ai cittadini
Su due fronti si muove la richiesta dei dipendenti. Da un lato, si chiede alle istituzioni competenti un intervento concreto per ridurre la durata della chiusura, ritenuta eccessiva rispetto alla situazione. Dall’altro, si rivolge un appello diretto ai cittadini di Terni, invitati a esprimere solidarietà anche attraverso la condivisione del messaggio sui canali social, per amplificare la voce dei lavoratori coinvolti.
I dipendenti chiudono il loro comunicato con un’affermazione che lega il destino del locale a quello delle 10 famiglie che da esso traggono sostentamento: difendere il Caffè Commercio, scrivono, significa difendere lavoro, dignità e futuro.
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Lavoro
E Basta
Purtroppo non paghino la gente onesta per gente delinquente devo pagare i delinquenti.
Oggi si ” punisce ” il luogo o lo strumento utilizzato ( la lama , il bastone ecc) non chi delinque e solo chi delinque !
Nessun prezzo pagato il titolare può mettere in cassa integrazione…e quando il bar è frequentato da gente sbagliata va allontanata anche con l’ausilio delle forze dell’ordine….il Questore emana quel provvedimento a seguito di reiterati episodi e dopo accurati servizi ove il locale è attenzionato..non per un singolo episodio….
La musica a Terni è cambiata…