“Non sto dando una lezione ai politici di Terni, sto dando una lezione a tutti i politici italiani che si devono dare una sveglia”. Con queste parole Stefano Bandecchi, neo presidente della Provincia di Terni, ha segnato il tono della sua proclamazione, ribadendo la sua volontà di interpretare il nuovo incarico come strumento di rottura con la politica tradizionale.
La sua elezione ha infranto le previsioni di chi lo riteneva ormai fuori dai giochi: “Tutti pensavano che fosse finito il problema Bandecchi, per loro… e invece è solo all’inizio”, ha dichiarato con enfasi davanti ai giornalisti.
“Una Provincia che cambia volto”
Bandecchi ha sottolineato che con lui la Provincia di Terni assume un ruolo centrale nel panorama amministrativo nazionale: “Con me la Provincia è cambiata, con me quella di Terni conta di più di ogni in Italia”, ha affermato. Un’affermazione forte, accompagnata da un parallelo storico: “Quando Cossiga diventò presidente della Repubblica, il presidente non contava. Dopo di lui stabiliscono quello che si fa o non si fa in Italia”, ha detto, evidenziando il desiderio di ridefinire i confini del potere locale.
Superare gli schieramenti politici
Nel suo intervento, Bandecchi ha insistito sulla necessità di superare gli schemi partitici: “Ha vinto questa logica, non della destra, della sinistra, di Alternativa Popolare o di chi che sia”, ha dichiarato. La sua visione della Provincia è quella di un ente equilibrato, al servizio dei Comuni, svincolato da logiche ideologiche e orientato all’efficienza.
Un’assemblea dei sindaci e scelte condivise
Tra i primi annunci operativi, il nuovo presidente ha proposto riunioni mensili tra i sindaci del territorio, per definire in modo condiviso le priorità: “Vedremo di andare a fare le cose che servono”, ha affermato, sottolineando la volontà di costruire una Provincia più vicina ai cittadini e alle reali esigenze del territorio.
Bandecchi ha infine ribadito la filosofia che guiderà il suo mandato: “Ha vinto il partito della buona volontà e del buon fare, e così sarà. Sarò garante di questo”. Una promessa che punta a trasformare l’istituzione provinciale da organo marginale a centro decisionale attivo e concreto.
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