Cgil Terni, la segreteria si allarga e lancia un appello per rilanciare il territorio

L’assemblea generale del sindacato amplia la squadra dirigente e rilancia la richiesta di una vertenza ternana su lavoro, sanità e svilupp

’Assemblea generale della Cgil di Terni ha deciso l’allargamento della segreteria provinciale per rafforzare l’azione del sindacato in una fase definita di forte difficoltà economica e sociale del territorio. La decisione è stata assunta durante la riunione di venerdì 4 settembre, alla presenza della segretaria generale della Cgil Umbria Rita Paggio, con l’obiettivo di affrontare le numerose crisi aperte nei diversi settori produttivi e sociali.

Ad affiancare il segretario generale della Cgil di Terni Claudio Cipolla e i segretari provinciali Alessandro Roscini e Barbara Silvestrini saranno Federica Burgo, già segretaria della Flc Cgil Terni, e Alessandro Rampiconi, già segretario generale della Fiom Cgil Terni.

La scelta arriva in un contesto che la Cgil ternana definisce caratterizzato da difficoltà persistenti e da una situazione nella quale i lavoratori sarebbero esposti a “slogan e promesse senza seguito”.

Secondo l’Assemblea generale, all’inizio dell’anno il sindacato aveva già lanciato un allarme sullo stato di crisi del territorio, avviando un confronto con forze politiche, associazioni datoriali e realtà associative per presentare preoccupazioni e proposte.

È necessario insistere e proseguire su questo percorso per dare forza e concretezza a una vera e propria vertenza ternana che rimetta al centro la strategicità e la specificità di questo territorio”, ha dichiarato l’organizzazione sindacale.

Tra le priorità indicate dalla Cgil figurano la difesa e la crescita della quantità e qualità del lavoro, l’adozione di politiche sui redditi e sulla fiscalità per aumentare il potere d’acquisto e il rafforzamento degli investimenti in welfare e servizi pubblici.

Il sindacato sottolinea la necessità di costruire un nuovo modello di sviluppo capace di incidere sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone, coinvolgendo settori come sanità, istruzione, welfare, commercio, terziario e industria, in linea con gli obiettivi dell’Agenda europea 2030.

Nel corso dell’assemblea sono stati affrontati anche i temi della sanità territoriale e dell’edilizia sanitaria, con particolare attenzione agli ospedali di Orvieto, Narni-Amelia e Terni.

Per quanto riguarda l’ospedale di Orvieto, la Cgil chiede una ridefinizione della mission della struttura. Per il nuovo ospedale Narni-Amelia viene invece ribadita la necessità di accelerare il percorso di costruzione, prevedendo un ruolo complementare e integrato rispetto all’Azienda ospedaliera di Terni.

Sul futuro del nosocomio ternano, il sindacato evidenzia la necessità di un intervento strutturale per realizzare una struttura adeguata ai bisogni sanitari della comunità e in grado di mantenere un ruolo di riferimento anche per i pazienti provenienti dalle regioni vicine.

Secondo la Cgil Terni, deve essere valutata anche la possibilità di una riqualificazione inserita in un più ampio progetto di rigenerazione urbana, capace di migliorare non soltanto l’ospedale ma anche l’insieme dei servizi presenti nel quartiere.

L’assemblea ha inoltre affrontato i temi della transizione ambientale, energetica, sociale e tecnologica, ritenuti elementi centrali per un nuovo percorso di sviluppo del territorio.

Serve un cambio radicale di politiche territoriali, regionali e nazionali per combattere quanto determinatosi fino a oggi, a partire dall’aumento crescente delle disuguaglianze”, ha affermato la Cgil Terni.

Il sindacato rilancia quindi il ruolo strategico dell’area ternana nell’ambito dell’“Italia di mezzo”, indicando questa prospettiva come elemento necessario per recuperare competitività e uscire dalla fase recessiva.

Riprendere l’idea, per noi mai tramontata, della strategicità del nostro territorio nell’Italia di mezzo rappresenta la chiave per rilanciare un protagonismo essenziale per uscire dalla recessione in corso”, conclude l’assemblea.

La Cgil Terni annuncia infine che, senza risposte considerate adeguate, non esclude la programmazione di azioni più incisive finalizzate a chiedere interventi concreti e un’inversione di tendenza nelle politiche territoriali.

Redazione

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