Ricostruzione post sisma, 8 arresti e indagine sugli appalti: coinvolta anche Terni

Operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. Sono 51 gli indagati, otto le misure cautelari in carcere e oltre 57 milioni di euro sottoposti a sequestro. Accertamenti su presunte frodi, corruzione e infiltrazioni mafiose.

Sono 51 le persone indagate nell’operazione “Ricostruzione” condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Dalle prime ore di giovedì 22 ottobre i militari eseguono perquisizioni e acquisizioni documentali in diverse province italiane, tra cui Terni. L’inchiesta riguarda presunte irregolarità negli appalti per la ricostruzione privata dopo il sisma del 2016 e nelle commesse pubbliche delle Marche. Al centro degli accertamenti ci sono i contratti per i lavori e le procedure di gara assegnate da enti pubblici del territorio.

Il bilancio dell’operazione

L’autorità giudiziaria ha disposto otto misure cautelari in carcere. Per altre cinque persone è stato disposto l’interrogatorio preventivo. Sul fronte patrimoniale, i sequestri superano i 57 milioni di euro.

Sono impegnati circa 230 militari della Guardia di Finanza, che dalla mattinata stanno portando avanti più di 50 perquisizioni e acquisizioni documentali. Le attività si svolgono in più province: oltre a Terni, interessano Ancona, Macerata, Fermo, Roma, Caserta, Napoli e Reggio Calabria. La dislocazione dei controlli, tra l’area marchigiana, il Lazio, la Campania, la Calabria e l’Umbria, indica la dimensione interregionale degli accertamenti.

Gli enti coinvolti

L’indagine riguarda i lavori di ricostruzione privata e gli appalti banditi dalla Regione Marche, da Erdis Marche e dall’Università di Camerino. Si tratta di soggetti pubblici che hanno gestito commesse nel territorio colpito dal terremoto del 2016.

Il primo filone: la presunta truffa sui fondi pubblici

Il primo filone d’indagine ipotizza una truffa aggravata finalizzata a ottenere fondi pubblici destinati alla ricostruzione post sisma. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni lavori sarebbero stati subappaltati anche a soggetti collegati alla criminalità organizzata calabrese e campana. È questo l’elemento che spiega il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia e il coinvolgimento di province del Sud Italia.

Il secondo filone: le ipotesi di corruzione

Il secondo filone riguarda presunti episodi di corruzione che avrebbero visto coinvolti pubblici ufficiali e imprenditori. Anche in questo caso il contesto è quello degli appalti e delle commesse legate alla ricostruzione e alle opere pubbliche nelle Marche.

Le perquisizioni e le acquisizioni documentali sono in corso. L’analisi del materiale raccolto servirà a verificare le ipotesi formulate dagli inquirenti sui due filoni. Per cinque indagati è previsto l’interrogatorio preventivo, passaggio che precede l’eventuale decisione sulla misura cautelare. Come per ogni indagine in fase preliminare, le posizioni dei 51 indagati restano da vagliare nelle sedi competenti.

Redazione

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