Terni, i giovani laureati se ne vanno: quasi il doppio rispetto a Perugia

Il Bes dei territori 2025 fotografa l’Umbria: 30 indicatori su 60 sopra la media nazionale, ma nel Ternano la fuga dei laureati corrisponde a 23 ogni mille

A Terni il saldo migratorio dei giovani laureati italiani tra 25 e 39 anni ha raggiunto nel 2023 quota -23,5 per mille, contro il -12 della provincia di Perugia. Il dato arriva dal Bes dei territori 2025 dell’Istat, la misurazione del benessere a livello locale, ed è ripreso in un comunicato dell’ufficio stampa della Camera di commercio dell’Umbria. La cifra si inserisce in un quadro regionale composito: l’Umbria supera la media nazionale in 30 indicatori su 60, resta sotto in 14 e non presenta differenze statisticamente significative nei restanti 16. Il tema è l’attrattività del territorio per chi studia, lavora e investe.

Il saldo dei laureati a Terni nel confronto regionale

Il saldo misura la differenza tra ingressi e uscite, comprese le migrazioni interne e internazionali, rapportata ai laureati residenti della stessa fascia d’età. Riguarda quindi i trasferimenti di residenza verso altre regioni italiane e verso l’estero, non soltanto gli espatri. Il valore ternano è inferiore di quasi nove punti alla media umbra, ferma nel 2023 a -14,7 per mille. Il confronto con le regioni vicine vede la Toscana a +0,3 e le Marche a -13,7.

Nel periodo 2019-2025 l’Umbria ha inoltre perso circa 2.700 laureati italiani di 25-34 anni, considerando insieme trasferimenti verso altre regioni ed estero. Il comunicato precisa che si tratta di una misura diversa, «da non confondere con il tasso 2023».

La domanda di laureati delle imprese

Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro aggiunge il lato della domanda. Nel 2025, su circa 70mila entrate programmate in Umbria, soltanto l’8,1% richiedeva una laurea. La quota sale all’8,7% nelle Marche, al 9% in Toscana, al 12,2% nel Centro e all’11,6% in Italia. Molti altri profili richiedono competenze tecniche elevate, ma un differenziale nella domanda di laureati esiste ed è misurabile.

Istruzione e lavoro: i punti di forza dell’Umbria

Nella mappa territoriale tutti e nove gli indicatori di istruzione e formazione sono favorevoli alla regione. Nel 2024 il 75,9% dei residenti tra 25 e 64 anni aveva almeno un diploma, contro il 72,2% del Centro e il 66,7% nazionale. I laureati tra 25 e 39 anni erano il 35,3%, contro il 34,2% del Centro e il 30,9% italiano. Il tasso di passaggio all’università, riferito al 2022, ha toccato il 59,8%, rispetto al 51,7% nazionale.

I giovani che non lavorano e non studiano erano il 10,1%, contro il 15,2% dell’Italia. Anche gli occupati tra 20 e 64 anni risultavano più numerosi: 73,4% in Umbria, 71,9% nel Centro, 67,1% a livello nazionale.

Retribuzioni più basse e innovazione debole

Il quadro cambia sul fronte dei redditi da lavoro. La retribuzione media annua dei dipendenti, nel 2023, si fermava a 20.993 euro: 1.994 in meno del Centro e 2.637 in meno dell’Italia, uno scarto nazionale dell’11,2%. Il dato risente di settori, contratti e giornate retribuite e non indica quanto venga pagata la stessa mansione a parità di ore, ma segnala comunque «una capacità di remunerazione complessiva più debole». Nelle Marche le retribuzioni erano di 20.956 euro, in Toscana di 22.388. Il reddito disponibile equivalente mediano del 2022 era invece di 19.700 euro in Umbria, contro 19.500 nel Centro e 18.600 in Italia. Si tratta di un indicatore costruito su un’altra popolazione e un altro anno, che non contraddice il precedente.

Sull’innovazione le domande di brevetto erano 54,5 per milione di abitanti, contro 65,5 nel Centro e 90,1 in Italia, il 39,5% in meno del dato nazionale (anno di riferimento 2021). Gli addetti alle imprese culturali pesavano per l’1,4% del totale, contro il 2,1% del Centro e l’1,6% italiano. Il Bes 2026 osserva inoltre che in Umbria il finanziamento della Ricerca e Sviluppo è legato soprattutto a università e istituzioni pubbliche.

Sicurezza sul lavoro, servizi e risorse del territorio

Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente è di 17,8 casi per diecimila occupati, contro 11 in Italia. Le perdite delle reti idriche raggiungono il 49,7%, contro il 42,4% nazionale. Il trasporto pubblico nei capoluoghi offre 1.856 posti-chilometro per abitante, contro 4.623 in Italia, e i posti letto ospedalieri ad alta assistenza sono 2,2 ogni diecimila abitanti, contro 3,2. Le misure si riferiscono ad anni diversi. Tra i punti di forza figurano agriturismi, verde urbano e 82 istituzioni non profit per diecimila abitanti, contro 61 in Italia.

Umbria, Marche e Toscana a confronto

Le Marche contano 31 indicatori migliori dell’Italia e 11 peggiori, la Toscana 30 e 11, l’Umbria 30 e 14. La distanza dalle due regioni dipende dunque dalle criticità, tre in più per l’Umbria. Secondo la Camera di commercio, la questione riguarda dove le condizioni di vita aiutino a investire, assumere e fare impresa. In quest’ambito sono chiamate in causa le funzioni camerali di informazione economica, orientamento e sostegno all’innovazione.

Redazione

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