Cassa di risparmio di Orvieto, scontro sul premio aziendale: sindacati contro la direzione

Fabi, First Cisl e Fisac Cgil contestano il mancato riconoscimento economico ai dipendenti nonostante i risultati positivi della banca. Preoccupazione anche per la possibile cessione a Banco Desio e per il futuro degli sportelli e dell'occupazione.

i apre un confronto tra le organizzazioni sindacali e la direzione generale della Cassa di risparmio di Orvieto sul riconoscimento del premio aziendale ai dipendenti. Fabi, First Cisl e Fisac Cgil denunciano l’esito negativo di un incontro dedicato alle richieste economiche del personale e ad altre questioni rimaste irrisolte. Secondo le tre sigle, la banca avrebbe assunto una posizione di chiusura nonostante i risultati economici positivi raggiunti. La vertenza si inserisce inoltre in una fase delicata per l’istituto, interessato dalla trattativa avviata da Mediocredito Centrale con Banco Desio per la cessione della Cassa. I sindacati chiedono risposte sul premio, garanzie occupazionali e il coinvolgimento delle istituzioni nel percorso che potrebbe modificare gli assetti proprietari della banca.

Le organizzazioni dei lavoratori intendono portare la questione anche all’attenzione della Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto, che mantiene una partecipazione di minoranza nell’istituto.

Premio aziendale, i sindacati contestano il mancato accordo

Il principale motivo di contrasto riguarda il premio aziendale, sul quale i rappresentanti dei lavoratori attendevano un confronto con la direzione generale.

L’incontro avrebbe dovuto affrontare anche altre richieste sindacali precedentemente avanzate e rimaste, secondo le sigle, senza risposte soddisfacenti.

L’esito della riunione ha però provocato una dura presa di posizione di Fabi, First Cisl e Fisac Cgil, che esprimono «profondo rammarico» per l’atteggiamento attribuito ai vertici aziendali.

Le organizzazioni denunciano «una posizione di totale chiusura, con toni e atteggiamenti ingiustificatamente ostili», ritenendo che non sia stata riconosciuta adeguatamente l’importanza del lavoro svolto dal personale.

Al centro della contestazione c’è il rapporto tra i risultati economici positivi della Cassa di risparmio di Orvieto e il trattamento riservato ai dipendenti che, secondo i sindacati, hanno contribuito a conseguirli.

Le sigle chiedono quindi che il premio aziendale venga affrontato attraverso un confronto concreto, insieme alle altre questioni ancora aperte.

Nel materiale diffuso non vengono indicati gli importi richiesti, né le eventuali proposte economiche formulate durante la riunione.

La vendita della Cassa a Banco Desio entra nella vertenza

La discussione sul riconoscimento economico si intreccia con il possibile cambiamento della proprietà della banca.

Mediocredito Centrale ha avviato una trattativa con Banco Desio per la cessione della Cassa di risparmio di Orvieto, un’operazione che le organizzazioni sindacali seguono con particolare attenzione per le possibili conseguenze sui dipendenti e sulla presenza territoriale dell’istituto.

Secondo Fabi, First Cisl e Fisac Cgil, il valore della banca non può essere misurato esclusivamente attraverso gli indicatori economici e patrimoniali.

Una parte significativa, sostengono, deriva dalle competenze professionali dei lavoratori e dalle relazioni consolidate con famiglie, imprese e comunità locali.

«Non è accettabile che questo patrimonio venga valorizzato quando si tratta di vendere la banca e non trovi un corrispondente riconoscimento quando si discute delle richieste dei dipendenti», affermano le organizzazioni.

La posizione sindacale collega quindi due aspetti della stessa fase aziendale: da un lato la valorizzazione dell’istituto nell’ambito della trattativa, dall’altro il riconoscimento del contributo fornito dal personale alla sua attività.

Sportelli e posti di lavoro, le garanzie richieste dai sindacati

Il possibile passaggio di proprietà porta con sé anche interrogativi sul futuro organizzativo della Cassa di risparmio di Orvieto.

Le tre sigle hanno individuato tre priorità da tutelare durante il processo di vendita: la continuità della rete degli sportelli, la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle competenze professionali, e il mantenimento del legame con il territorio.

In particolare, Fabi, First Cisl e Fisac Cgil chiedono la «salvaguardia dell’integrità della rete degli sportelli, tutela dei livelli occupazionali e delle professionalità, mantenimento del radicamento territoriale».

La questione riguarda non soltanto il futuro dei dipendenti, ma anche la continuità dei servizi bancari nelle aree in cui l’istituto opera.

Per le organizzazioni sindacali, infatti, la presenza delle filiali e la conoscenza delle realtà economiche locali costituiscono elementi rilevanti nel rapporto con la clientela.

Le richieste saranno poste al centro delle iniziative che i rappresentanti dei lavoratori intendono promuovere nelle prossime settimane, mentre prosegue l’attenzione sul possibile nuovo assetto proprietario.

L’appello alla responsabilità dell’azionista pubblico

Un ulteriore elemento della contestazione riguarda il ruolo dell’attuale azionista della banca.

I sindacati ritengono che la natura pubblica di Mediocredito Centrale dovrebbe tradursi in una maggiore disponibilità al confronto con i rappresentanti del personale.

In particolare, richiamano l’importanza della trasparenza nelle relazioni sindacali e della condivisione dei risultati raggiunti dall’istituto.

«La natura pubblica dell’azionista dovrebbe invece tradursi in una maggiore attenzione alla qualità delle relazioni sindacali, alla trasparenza nei rapporti e alla condivisione dei risultati, nonché alla valorizzazione delle persone», sottolineano le tre organizzazioni.

La critica è rivolta all’impostazione del confronto aziendale, che secondo i rappresentanti dei lavoratori non avrebbe garantito risposte adeguate alle istanze presentate.

Le sigle sollecitano pertanto un cambiamento di atteggiamento da parte della direzione generale, a partire dalla discussione sul premio.

Incontro con istituzioni e Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto

Per dare seguito alla vertenza, Fabi, First Cisl e Fisac Cgil annunciano la richiesta di un incontro con le istituzioni e con la Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto, tuttora socia di minoranza.

L’obiettivo è richiamare l’attenzione dei soggetti istituzionali sul processo di cessione e sulle garanzie considerate necessarie per il territorio.

«Il futuro della Cassa riguarda sì i dipendenti, ma anche l’accesso al credito, i servizi e le prospettive di sviluppo delle comunità in cui opera», evidenziano i sindacati.

L’iniziativa punta quindi ad allargare il confronto oltre il rapporto diretto tra azienda e lavoratori, coinvolgendo gli interlocutori che possono seguire gli sviluppi della trattativa.

Parallelamente, le organizzazioni chiedono alla direzione generale di tornare sulle questioni rimaste irrisolte e di fornire risposte alle richieste del personale.

«Il lavoro che ha contribuito a rendere solida e appetibile la Cassa deve essere riconosciuto oggi e tutelato nelle scelte che ne determineranno il futuro», concludono Fabi, First Cisl e Fisac Cgil.

Redazione

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