Omicidio Ilaria Sula, la madre di Mark confessa: “Ho aiutato a far sparire le tracce”

Nors Man Lapaz accusata di concorso nell’occultamento del cadavere: "Ero lì, ho visto tutto"

Nors Man Lapaz, madre di Mark Antony Samson dopo tre ore di interrogatorio ha confessato: era presente durante l’omicidio di Ilaria Sula e ha ammesso di aver avuto un ruolo attivo nelle fasi successive al delitto. La donna, 47 anni, è entrata in Questura a Roma lunedì pomeriggio accompagnata dal suo legale, l’avvocato Paolo Foti, per rendere spontaneamente dichiarazioni come persona informata sui fatti. Ma ciò che ha raccontato ha ribaltato la sua posizione.

“Ero in casa quando è successo. Ho sentito le urla e sono corsa, ma era troppo tardi“, avrebbe dichiarato tra le lacrime Nors Man Lapaz durante l’interrogatorio, secondo fonti vicine agli inquirenti. La donna ha confessato che nonostante lo shock per quanto accaduto, non ha denunciato il figlio e anzi ha cercato di aiutarlo, partecipando all’occultamento del cadavere della 22enne, uccisa con almeno tre coltellate al collo.

Una freddezza spietata

Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip, Mark Antony Samson ha agito “con freddezza e insensibilità”, colpendo brutalmente una ragazza “di cui si fidava”. Il giovane, attualmente detenuto a Regina Coeli, ha spiegato agli inquirenti di aver aggredito Ilaria intorno alle 11:00 del mattino, dopo aver letto un messaggio sul telefono della ragazza. In preda a una furia cieca, ha impugnato un coltello da cucina e ha colpito con forza al collo, provocando uno shock emorragico fatale.

La madre ha assistito agli attimi immediatamente successivi: “Ho visto il sangue, ho visto lui impietrito. Non sapevo cosa fare. Ma non potevo lasciarlo da solo“, avrebbe detto. È in quel momento che, secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, si è attivato il piano per far sparire il corpo e ripulire il sangue.

Il trasporto del cadavere e il ruolo della madre

Il corpo della giovane studentessa è stato avvolto in una busta e infilato in un trolley. Non è ancora chiaro se la madre abbia materialmente aiutato a inserirlo nel bagaglio, ma le celle telefoniche la collocano inequivocabilmente nella zona dell’abitazione al momento del crimine. Mark ha caricato il trolley in auto attorno alle 14:00, per poi trasportarlo fino alla zona di Poli, dove è stato abbandonato.

“Non ho toccato nulla, ma sapevo tutto. È il mio unico figlio, mi ha chiesto aiuto, ed io… ho ceduto“, avrebbe aggiunto Nors Man Lapaz, nel momento più drammatico dell’interrogatorio.

Un sospetto mai dissipato

Fin dalle prime battute dell’inchiesta, gli inquirenti hanno nutrito forti sospetti sulla madre del 23enne, giudicando poco plausibile che il giovane fosse riuscito da solo a compiere ogni fase dell’occultamento del cadavere. Le dichiarazioni spontanee della donna, giunte in apparenza per chiarire la propria posizione, hanno invece confermato molte delle intuizioni degli investigatori.

L’avvocato Foti ha commentato brevemente all’uscita dalla Questura: “I genitori del ragazzo sono distrutti dal dolore, increduli, ancora sotto shock, spaventati e chiedono sincero perdono per tutto quello che è successo“.

Intanto, la posizione del padre di Mark resta oggetto di verifica. L’uomo non era presente nell’abitazione al momento dell’omicidio, ma gli inquirenti stanno approfondendo ogni dettaglio, convinti che in casi come questo, nessuna pista possa essere esclusa.

Redazione

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