Fuga dei giovani, il Pd: “Umbria si ispiri a Emilia-Romagna”

Daniele Lombardini, membro della Direzione regionale del Partito Democratico, propone una normativa sul modello dell'Emilia-Romagna per contrastare l'emigrazione dei giovani qualificati, sostenere le imprese e favorire nuove opportunità di lavoro.

Una legge regionale per attrarre e trattenere talenti in Umbria, prendendo come riferimento l’esperienza dell’Emilia-Romagna e integrando incentivi alla formazione, servizi alle famiglie e politiche di sviluppo economico. È la proposta avanzata da Daniele Lombardini, membro della Direzione regionale del Partito Democratico dell’Umbria, che sollecita il partito a inserire una specifica iniziativa legislativa nel programma Umbria 2030. L’obiettivo è contrastare la fuga dei giovani qualificati e il progressivo calo della popolazione in età lavorativa, rafforzando la capacità del territorio di richiamare competenze e investimenti. La proposta arriva dopo il confronto sul tema del Talent Booster Mechanism europeo, affrontato anche nella seduta del 22 ottobre 2026 attraverso una mozione di Forza Italia.

Secondo Lombardini, il dibattito sulla cosiddetta fuga dei cervelli si è concentrato troppo spesso sulle partenze, trascurando la necessità di costruire condizioni favorevoli all’arrivo di nuovi professionisti e alla permanenza di quelli già presenti.

La questione, sostiene l’esponente democratico, non riguarda soltanto le opportunità occupazionali, ma coinvolge la competitività delle imprese, i servizi pubblici e la capacità di un territorio di offrire prospettive di crescita professionale e personale.

Il modello dell’Emilia-Romagna per una legge sui talenti in Umbria

Il riferimento indicato da Lombardini è la legge regionale n. 2 del 2023 dell’Emilia-Romagna, dedicata all’attrazione, alla permanenza e alla valorizzazione dei talenti.

La normativa prevede interventi per sostenere percorsi di alta formazione, master e borse di ricerca, affiancando agli strumenti economici una rete di servizi destinata ai lavoratori qualificati e alle loro famiglie.

Tra le misure figurano assistenza nella ricerca di un alloggio, accesso ai trasporti, servizi per l’infanzia e corsi di lingua per cittadini stranieri. Un sistema che punta a rendere più semplice il trasferimento e l’inserimento professionale di persone con competenze specialistiche.

Per Lombardini, questo approccio potrebbe essere adattato alle caratteristiche economiche e sociali dell’Umbria, superando una politica di incentivi limitata ai singoli contributi.

L’esponente del Pd richiama anche i primi risultati attribuiti all’esperienza emiliano-romagnola, sostenendo che l’integrazione tra manifattura avanzata, investimenti tecnologici e welfare abbia favorito la capacità della regione di attrarre giovani qualificati.

La scelta dell’Emilia-Romagna, osserva, dimostrerebbe come anche un territorio economicamente sviluppato debba investire nella disponibilità di competenze per mantenere la propria competitività industriale.

Fuga dei giovani e calo demografico, la sfida per l’Umbria

Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda il rapporto tra spopolamento, mercato del lavoro e sviluppo economico regionale.

Lombardini richiama il concetto europeo di Talent Development Trap, utilizzato per descrivere le difficoltà dei territori caratterizzati dalla diminuzione della popolazione in età lavorativa e dalla perdita di giovani con un’elevata qualificazione.

In questo quadro si inserisce il Talent Booster Mechanism della Commissione europea, uno strumento pensato per sostenere le regioni che incontrano maggiori ostacoli nell’attrarre, sviluppare e trattenere competenze.

Secondo l’esponente democratico, tuttavia, l’Umbria dovrebbe andare oltre la sola adesione ai programmi europei, costruendo una strategia regionale più ampia.

“È per queste ragioni che ritengo che come PD Umbria sia necessario e urgente costruire — sulla scorta dell’esperienza emiliano romagnola— una proposta di legge regionale da inserire nel quadro delle iniziative di Umbria 2030.”

Un intervento che, nella sua impostazione, dovrebbe superare quanto previsto dalla mozione presentata da Forza Italia nella seduta del 22 ottobre 2026, concentrata sull’attivazione del meccanismo europeo.

La finalità sarebbe quella di collegare stabilmente formazione, occupazione qualificata, politiche abitative e servizi sociali, rendendo l’Umbria più competitiva anche rispetto alle regioni limitrofe.

Dalla siderurgia all’aerospazio, i settori su cui investire

La proposta individua diversi comparti produttivi nei quali l’attrazione di professionalità specializzate potrebbe sostenere la crescita delle imprese umbre.

Tra questi figurano meccanica di precisione, automotive, siderurgia e metallurgia sostenibile, aerospazio, agrifood e biotecnologie.

Si tratta di settori nei quali l’innovazione tecnologica e la disponibilità di personale qualificato assumono un ruolo importante per lo sviluppo industriale.

Lombardini ritiene necessario affiancare agli investimenti produttivi strumenti capaci di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, considerando il welfare una componente della competitività territoriale.

Su questo punto richiama anche un recente confronto promosso da ESG89, durante il quale Confindustria Umbria ha sottolineato il valore strategico delle politiche rivolte al capitale umano e della collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori.

La disponibilità di servizi, opportunità formative e condizioni favorevoli alla permanenza delle famiglie diventerebbe così parte integrante delle politiche industriali regionali.

Aree interne e piccoli borghi, l’ipotesi degli hub di innovazione

Un capitolo specifico riguarda le aree interne dell’Umbria, dove il calo demografico e la partenza dei giovani rappresentano problemi particolarmente rilevanti.

Lombardini propone di favorire la nascita di hub di innovazione rurale, capaci di collegare i piccoli centri alle imprese e ai mercati nazionali e internazionali.

L’idea è consentire ai giovani di lavorare per aziende di grandi dimensioni o avviare startup innovative senza essere necessariamente costretti a trasferirsi nelle principali città.

In questa prospettiva, le politiche di ripopolamento dovrebbero essere accompagnate dalla creazione di attività economiche e opportunità professionali.

L’esponente democratico mette in discussione l’efficacia di interventi basati esclusivamente su contributi economici per l’acquisto di abitazioni, sostenendo la necessità di collegare le misure abitative a occupazione, welfare e sviluppo delle competenze.

L’obiettivo sarebbe evitare che l’aumento dei residenti rimanga scollegato dalla crescita del tessuto produttivo locale.

Lombardini: una proposta da inserire nel programma Umbria 2030

Nel delineare il possibile percorso legislativo, Lombardini richiama alcune iniziative già avviate sul territorio regionale, tra cui la riconversione dell’ex centrale di Pietrafitta in parco di innovazione, il sostegno alle imprese creative e gli interventi per il diritto allo studio.

Misure che, secondo il rappresentante del Pd, potrebbero costituire una base per una politica più organica dedicata all’attrazione delle competenze.

Lombardini riconosce che una nuova normativa non sarebbe sufficiente, da sola, a superare le difficoltà strutturali dell’economia umbra, a partire dalla dimensione media delle imprese e dai livelli di produttività.

La legge rappresenterebbe però uno strumento per coordinare le politiche regionali e favorire una maggiore integrazione tra sviluppo economico e servizi alla persona.

Nel suo intervento, l’esponente democratico richiama anche il principio secondo cui la valorizzazione del talento può favorire la mobilità sociale, citando gli studi di Richard Florida e Michael Porter sul rapporto tra competenze, innovazione e competitività dei territori.

La proposta punta quindi a modificare l’approccio alle politiche giovanili, passando dalla sola necessità di contrastare le partenze alla costruzione di condizioni capaci di attrarre nuove professionalità.

“È tempo di superare il perimetro del semplice ‘diritto a restare’ e di alzare l’asticella: combattere l’inverno demografico e dare nuove ambizioni allo sviluppo economico regionale. La piccola Umbria ha tutte le carte in regola per diventare grande”, afferma Lombardini.

Redazione

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